Archive for 23 marzo 2014

marzo è il mese dell’audacia

sono una disordinata cronica. una di quelle disordinate che però, a un certo punto, non sopporta più il suo stesso disordine e decide di darsi una regolata.

marzo per me rappresenta il momento in cui mi do una svegliata e mi dico: così non si può andare avanti. è stato così lo scorso anno, prima che arrivassero quelle notizie che di fatto, e con il senno di poi, si sono rivelate le migliori che potessi ricevere.
a marzo ero pervasa da un senso di inquietudine che non riuscivo in nessun modo a mettere a tacere. e così, mentre con l’arrivo della primavera su facebook era tutto un fiorire di foto a mo’ di gara a chi si divertiva di più, io del tutto incoscientemente ho iniziato a trascorrere sabato e domenica a studiare cose di cui non sapevo niente perché volevo diventassero il mio nuovo lavoro. è andata avanti così per alcuni mesi, feste e ponti lunghi compresi. fortunatamente il mio monolocale al quinto piano era abbastanza luminoso da infondermi la determinazione e la forza necessarie per non scoraggiarmi e crederci contro ogni previsione. in quel caso è andata a finire che le cose che imparavo adesso le spiego a qualcun altro (e sono pagata per farlo).

eppure quest’anno l’inquietudine e il senso di disordine sono ritornati, sotto una forma diversa. e mi sono resa conto nitidamente che a me le crisi di insoddisfazione servono tantissimo. sono la spinta finale verso quello che, seppure ancora inepresso, inizia a prendere forma. così ho pensato che anche questo marzo non mi lascerò spaventare dall’audacia del mio desiderio e farò di tutto per avvicinarmi a un nuovo obiettivo. il punto di partenza, questa volta, sarà immaginare di essere appena arrivata in una città nuova, con luoghi e persone da scoprire. come se partissi quasi da zero (ricomincio da tre, in effetti). mi sono accorta che perfino a milano potrebbe non essere così difficile. il resto, probabilmente, sarà un misto di casualità e fortuna. non vedo l’ora di scoprirlo.

 

vedi cara è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già

non so quando ho smesso di avere davvero fiducia nelle persone. probabilmente è stato un processo graduale di cui non mi sono accorta del tutto almeno finché non mi è sembrato di avere raggiunto il punto di non ritorno.

ho smesso di credere nel mio paese, inteso come italia, quando mi sono sentita tradita e con le spalle al muro, senza poter chiedere aiuto. ora che di tempo ne è passato, che qualcuno ha scelto di credere in me e che in parte i miei torti sono stati ripagati (anche economicamente), questa sensazione rimane. i tradimenti non si possono perdonare, scrivevo.

ho smesso di credere negli altri quando mi sono sentita tradita nella fiducia e nell’amicizia riposte in persone egoiste o anche solo superficiali che non hanno avuto voglia di capirmi in uno dei momenti più difficili. a un certo punto neppure io mi sono sforzata di farmi capire o di spiegare e allora siamo pari. poi ho conosciuto svariate persone a cui devo dire grazie, ma non è abbastanza. non per colpa loro, ma a causa delle mie ferite e dei miei dispiaceri. a causa dell’aver cercato di essere, con chi amo, la persona migliore possibile (con tutti i miei limiti e difetti) e di essermi sentita talmente sola e sostituibile da esserne annicchilita.

ho smesso di credere (e di amare) la mia città quando sembrava che volesse cacciarmi ancora una volta. ho pensato, di nuovo, che in fondo non mi ha mai resa particolarmente felice (può una città renderti felice, del resto?). più di tutto, mi ha fatto amare un uomo per cui ho distrutto – colpa mia – quella che ero e che non sarò mai più e non so se sono riuscita davvero a perdonarmi e a credere che potrebbe esserci un finale diverso. non mi innamoro da anni e forse questa è già una risposta.
poi milano mi ha tenuta con sé ma nulla è stato più lo stesso. è un amore finito ed è straziante. se ora, qui, non ci fosse qualcosa in cui credo fortemente e in cui sto investendo quasi tutto, probabilmente mi sentirei un’estranea. e sentirsi estranea tra le braccia di qualcuno che hai amato profondamente è devastante.

e allora torna sempre la stessa frase di guccini, quella che inizio a credere non mi abbandonerà mai: “vedi cara, certe crisi sono soltanto segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire“.

ogni mattina mi sveglio e penso che possano accadere cose meravigliose. dove per cose meravigliose intendo quello che ti fa stampare un sorriso gigantesco sul viso o ti fa sentire davvero importante per qualcuno. un pensiero particolare, una sorpresa, un fiore, quello che ti non aspettavi che viene alla luce. accade, ogni tanto. ma non mi basta. ed è crisi. ancora, sempre.