Archive for 15 dicembre 2013

siediti sulla famosa riva del fiume ma non aspettarti troppo

linus-felice-peanuts

 

lo confesso: appartengo anche io alla schiera di persone che almeno una volta nella vita si sono ritrovate sedute sulla famosa riva del fiume ad aspettare. a volte si attende in maniera instancabile e tenace perché si tratta di una rivincita personale (parlare di vendetta sembrerebbe eccessivo ma ognuno di noi, nel profondo, sa cosa prova). a volte si è talmente arrabbiati da promettere a se stessi, tra le lacrime, di fare tutto il possibile affinché quel momento arrivi. a volte non si riesce a essere sereni fino in fondo perché c’è un tarlo fastidioso a ricordare un momento doloroso, per il quale non è sufficiente una scrollata di spalle. a volte si tratta di orgoglio, di amor proprio, di dignità violata. qualunque sia il motivo e il contesto, ci si ritrova sulla famosa riva del fiume, a occhio direi abbastanza affollata, e si aspetta più o meno pazientemente.

poi il momento tanto agognato arriva. e lì accade qualcosa di inaspettato: non riesci a gioire davvero. non inizi a saltellare trionfante e felice, non abbracci tutti in un moto di inevitabile empatia, non urli frasi sconnesse di gioia alla braveheart. sei sulla riva del fiume, hai ottenuto quanto desideravi e tutto quello che pensi è che nessuna rivincita, o presunta tale, potrà ripagarti dei momenti difficili e dolorosi che hai vissuto. la rabbia che ti ha condotta sulla famosa riva non si dissolverà mai davvero del tutto. il piccolo o grande trauma che hai vissuto non smetterà di farti avere paura o di lasciarti addosso, nei casi peggiori, una patina di ansia e di amarezza. non ci sarà nulla a ripagarti nella maniera che hai immaginato e desiderato.

quando ti allontani da quella riva ove non c’è più ragione tu rimanga, speri unicamente di non ritrovarti lì. non nutri più nessun interesse verso il tuo nemico e chi ti ha fatto del male. il pensiero più lucido che partorisci, per quanto banale, è: voglio essere felice. è la rivincita migliore, forse perché dipende unicamente da te.

 

cosa ho capito da un amore (a senso unico) disfunzionale

peanuts-sally-linus

 

quasi due anni fa ho scritto una lettera a lucy van pelt. si concludeva con una speranza che sapevo essere realtà: “aspetto il momento in cui la stanza con il pianoforte di schroeder ti sembrerà un luogo troppo piccolo in cui rinchiuderti, mentre quanto ti circonda apparirà talmente traboccante di vita – pura e impura, sporca e sbagliata, promettente e amara, ma pur sempre vita da stringere e tentare e prendere a morsi – da non permetterti di tornare indietro”.

quando quel momento effettivamente arriva, e quando lo assapori senza fretta e senza timore che evapori, puoi stilare un elenco di quanto hai imparato da un amore a senso unico disfunzionale:

1.  sally ha ragione e ha torto nello stesso momento. esaminiamo la vignetta. non avrei mai dovuto rivolgerti la parola fin dal principio? errore: mi sembravi bello, carismatico, brillante. sarei stata stupida a non farlo (leggi anche: ero già innamorata di te). non avrei dovuto lasciarti entrare nella mia vita? errore: era l’unico modo per conoscerti davvero. avrei dovuto di dirti di andare al diavolo? esatto. avrei dovuto farlo molto presto. perché sia chiaro: tutto deve essere semplice e facile dall’inizio.

2. dove ho sbagliato? ho sbagliato nel credere alle tue paure. non bisogna mai lasciarsi abbindolare da presunti traumi del passato, blocchi emotivi, timore di abbandonarsi a una nuova storia d’amore. sembra che voglia stare con te? vuole stare con te. sembra che sia titubante e reticente? ecco, è esattamente così. tutto è come sembra.

3. puoi concederti di assecondare l’indole da candy candy crocerossina entro e tassativamente non oltre i trent’anni. a venticinque anni puoi ancora sembrare tenera e ingenua. a trenta sembri stupida. non saranno i tuoi gesti a fargli cambiare idea. nessuno cambierà (e ti amerà) perché nonostante i continui smacchi ti ostini a essere dolce, presente e comprensiva. semmai accadrà l’opposto.

4. se sei una donna, non potrai fare a meno di chiederti: dove sbaglio?. nelle peggiori delle ipotesi, lo darai per assodato e ti chiederai: perché sbaglio?. ecco, a meno che tu non sia una stalker compulsiva, gelosa e ossessiva, non sei tu che sbagli. anche se sembra incredibile il contrario, è bene capire che essere innamorati di qualcuno non implica che quella sia la persona “giusta” per te.

5.  è vero: a un certo punto lucy cambia città e schroeder nutre un moto di nostalgia nei suoi confronti. questo ti concede il diritto di poter esclamare, proprio come la tua impavida eroina, “speranza!”? no. coltivare inutili aspettative e arrovellarti su possibili scenari da (improbabili) happy ending ti farà perdere tempo che potresti dedicare a qualcun altro o anche solo a te stessa.

6. se non arrivi a comprendere la dinamica malata per cui continui ad aspettare qualcuno che, nella migliore delle ipotesi, ti fa trascorrere qualche piacevolissima serata, intervallata da silenzi e atteggiamenti schizofrenici, sarai destinata a ripetere gli stessi gesti e a rivivere le stesse situazioni all’infinito: che sia lui o un altro, poco importa. poniti le domande più spietate, vai alla ricerca delle risposte e smetti di pensare che il tuo amore prima o poi trionferà (sei una persona adulta, ricordi?).

7. a volte ritornano. oppure, nel mentre, le cose cambiano. solitamente accade agli altri. ma poniamo il caso che succeda a te: se hai approfondito il punto cinque, potrai domandarti se è ancora lui la persona che davvero vuoi e vedi accanto a te. potrebbe essere così e allora: libiamo ne’ lieti calici.
oppure potresti renderti conto che con lui accanto saresti destinata in ogni caso all’infelicità. perché la cosa migliore che imparerai da un amore a senso unico disfunzionale, e che niente altro ti insegnerà nella stessa maniera intensa e dolorosa, è proprio questo: volerti bene, stare bene da sola, ascoltarti, capire cosa desideri, sapere cosa può renderti felice. non ripagherà delle notti disperate, dei gesti egoisti che ti hanno straziato il cuore e di quel sentimento che sembrava potesse farti impazzire (ecco una testimonianza abbastanza convincente), ma hey! guarda il lato positivo: se sei arrivata a leggere fin qui, e se hai compreso tutti questi punti, una cosa del genere non potrà accaderti mai più. e sai cosa vuol dire? che, comunque vada, d’ora in poi sei destinata alla felicità.

 

the good wife, ovvero la pragmaticità senza fronzoli di kalinda

the-good-wife-kalinda

 

conosciamo tutti the good wife (se così non fosse vi consiglio caldamente di recuperare all’istante) e sappiamo quali perle sia in grado di regalare questa serie. ultimamente sono stata colpita da una frase che kalinda proferisce a robin: nothing changes you like the loss of a job. semplice, chiara, cristallina. pragmatica. la ascolto e rimango un attimo senza fiatare: so di cosa sta parlando kalinda e so quanto sia vero quello che gli sceneggiatori hanno scelto di farle pronunciare.

perdere il lavoro – semplicemente la prospettiva di perdere il lavoro – ti cambia in maniera irreversibile. perdere il lavoro è uno dei grandi traumi che un essere umano possa vivere. ce ne sono di gran lunga peggiori e più dolorosi. ma è evidente che la prospettiva di non alzarsi la mattina con un obiettivo ben definito, né di poter disporre liberamente una somma economica a cadenza mensile, così come l’idea di perdere di fatto la proprio indipendenza e non avere davanti a sé nulla più di un futuro nebuloso sono eventi che possono annicchilire, spronare, dare vita a una serie di cambiamenti epocali. whetever. unico comune denominatore: ti cambiano.

così, quando penso a questo 2013 e mi considero, in un certo, una sopravvissuta, non intendo certo dire che mi sia successa la cosa più grave del mondo. semplicemente il mio mondo è cambiato. è cambiato la mattina in cui, dopo aver serenamente prenotato un volo estivo, mi è stato comunicato che, contrariamente a quanto anticipato poche settimane prima, le prospettive di rinnovo del mio contratto erano pressoché nulle.

tutto quello che è accaduto dopo è confuso e nello stesso tempo impresso a marchio sulla mia pelle. quando ci penso, mi gira la testa e mi manca il respiro. non torni indietro da certe sensazioni e da certe giornate in cui nessuno, nessuno, può aiutarti o capire cosa stai vivendo. cambiano i tuoi occhi, lo sguardo con cui osservi chi hai intorno. non sei più disposta a perdere tempo. sei arrabbiata e hai fame di vita. sai cosa vuoi e cosa ti spetta e non sei disposta a negoziare.

sono una sopravvissuta molto fortunata. ancora prima di salutare il vecchio ufficio ho incontrato persone che hanno creduto in me. forse hanno scorto la passione e la determinazione che mi hanno permesso di non crollare anche quando sono stata costretta a disdire la microcasa che con tanti sacrifici ero riuscita a conquistare. forse si è trattato semplicemente di una serie di coincidenze fortuite. non mi interessa. quello che conta, alla fine, è che sono una sopravvissuta molto felice. e profondamente cambiata, molto più di quanto potrebbe apparire a prima vista.