Archive for 21 giugno 2013

chi ti credi di essere?, scriverebbe alice munro

se oggi mi chiedessero la personale definizione di dolore, probabilmente la identificherei come il sentirmi costretta alla rinuncia di qualcosa che mi è costato tenacia e sacrificio.
non è questione di possesso, ormai non mi sento legata a quasi nulla di materiale, neppure ai libri, che infatti sto dando via, e ai moti di incredulità rispondo semplicemente che mi piace immaginare quello di cui ho davvero bisogno in un’unica valigia, kindle compreso.
ad addolorarmi è il momento in cui subisco la rinuncia a qualcosa che avevo conquistato senza essere io a deciderlo e senza poter fare nulla se non scrollare le spalle o camminare per le strade di quella che credevo potesse essere la mia città, piangendo un po’ e pensando che tutto sommato si tratta dell’equivalente della fine di una storia d’amore in cui non c’è chi ha vinto o chi ha perso, è andata come poteva andare, ti vorrò sempre bene, e non c’è niente che io possa aggiungere, e le persone intorno a me continuano la loro vita, e non mi toccano davvero, e io non tocco loro. probabilmente non importa, probabilmente è normale così. il dolore degli altri è sempre dolore a metà.
pensare che da tutta questa distruzione possa accadere qualcosa di bello, che anzi probabilmente accadrà, perché ammettere che non si è più felici richiede una discreta dose di coraggio, non basta per non tornare alla domanda che mi tormentava da adolescente: perché non posso essere normale come loro, perché non riesco a trovare anche io un posto da chiamare casa, perché non posso desiderare semplicemente un fidanzato-un matrimonio-una famiglia-una casa di proprietà, perché non posso accontentarmi, perché ho sempre inseguito la cosa più difficile e sbagliata, perché l’inquietudine e i dubbi mi mangiano viva e perché ora che non avrò più una casa, in ogni senso, e che potrei andare (quasi) ovunque, temo che l’istinto mi tradisca ancora, ammesso che sia possibile.

note to myself /1

well, I’d like my life to be like a bruce springsteen song. just once. I know I’m not born to run, I know that the seven sisters road is nothing like thunder road, but feelings can’t be so different, can they? I’d like to phone all those people up and say good luck, and good-bye, and then they’d feel good and I’d feel good. we’d all feel good. that would be good. great even.
[nick hornby, high fidelity]