Archive for 29 marzo 2013

se me lo dicevi prima

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cioè ho capito che quando uno sta male 
deve arrangiarsi da solo 
e allora sarà ancora bello 
quando ti innamori 
quando vince il milan 
quando guardi fuori 
e sarà ancora bello 
quando guardi il tunnel 
che è ancora lì vicino e non ci credi ancora 
ne sei venuto fuori e non ci credi ancora 
e ci hai la pelle d’oca e non ci credi ancora 
ti sei sentito solo in mezzo a tanta gente 
sì ma guarda che di te e degli altri 
a questa gente non gliene frega niente
[enzo jannacci, se me lo dicevi prima]

haven’t have a dream in a long time

stasera, da muji, poggiando lo sguardo su uno degli scaffali, mi sono chiesta dove fosse finita quella ragazza che comprava proprio da qui una penna speciale per scrivere una lettera non d’amore che avrebbe messo, senza farne parola, nella custodia del dvd di once da regalare, con finta noncuranza, all’uomo di cui era innamorata, sebbene non glielo avesse ancora confessato.

a proposito dei “giovani” italiani

la riflessione estemporanea che vorrei fare, in questo inizio 2013 in cui penso sempre più spesso “maya dove cazzo siete”, è che se ci sono datori di lavoro e responsabili risorse umane in grado di partorire, nonché proferire quasi sorridendo, frasi come: “dai, se dovessi perdere il lavoro al massimo torni a stare dai tuoi genitori, cosa sarà mai”, è anche perché moltissimi giovani (e meno giovani) italiani, diciamo dai venticinque anni in su, in possesso di lavoro che permetterebbe loro di andare a vivere fuori dalle mura familiari, rimangono a casa per i più nobili motivi quali ad esempio: “andare a convivere con estranei? sei pazza!”, “sprecare soldi in affitto? sei pazza!”, “in fondo con mia madre ci sto bene!”.
a voi oggi va il mio più sincero e onesto vaffanculo.