Archive for 28 febbraio 2013

and who knows what might happen to you then?

I think, for one thing, that my love of birds became a portal to an important, less self-centered part of myself that I’d never even known existed. instead of continuing to drift forward through my life as a global citizen, liking and disliking and withholding my commitment for some later date, I was forced to confront a self that I had to either straight-up accept or flat-out reject. which is what love will do to a person. because the fundamental fact about all of us is that we’re alive for a while but will die before long. this fact is the real root cause of all our anger and pain and despair.
and you can either run from this fact or, by way of love, you can embrace it. when you stay in your room and rage or sneer or shrug your shoulders, as I did for many years, the world and its problems are impossibly daunting. but when you go out and put yourself in real relation to real people, or even just real animals, there’s a very real danger that you might love some of them. and who knows what might happen to you then?
[jonathan franzen, liking is for cowards. go for what hurts]

a proposito della letteratura che racconta la vita /6

nel corso della squisita mezz’ora di lucidità prima che la colazione la insonnolisse tanto da costringerla a optare per il motel, dove si addormentò vestita e in pieno sole, senza chiudere le tende, pensò a quanto l’amore allontani il mondo da noi, quando è felice non meno di quando non lo è. il che non avrebbe dovuta sorprenderla, infatti non lo fece. la sorpresa fu il suo desiderio, quasi la pretesa che ogni cosa tornasse a essere lì apposta per lei, semplice e compatta come il servizio di recipienti da gelato, tanto da convincerla di non essere solo in fuga da delusioni, perdite e abbandoni, ma anche dal loro esatto opposto: dalla cerimonia violenta dell’amore, dallo stato di frastornata alterazione che comporta. perfino quando non era pericolosa, faticava ad accettarla. in un modo o nell’altro l’amore ti derubava sempre di qualcosa: una sorgente di equilibrio interiore, un piccolo nocciolo duro di onestà. così la pensava.
[alice munro, chi ti credi di essere?]

ce ne sono di cose belle al mondo

accidenti – disse – ce ne sono di cose belle al mondo. e quando dico belle intendo belle. siamo degli idioti a svicolare sempre dalle cose. sempre, sempre, sempre lì ad annotare tutti gli accidenti che capitano al nostro piccolo schifoso io.
[j. d. salinger, franny e zooey]

un elenco spicciolo di cose che trovo liberatorie: realizzare con consapevolezza che le aspettative uccidono e che pretendere qualcosa da qualcuno è un problema tuo. non esistono veri colpevoli, solo capri espiatori e rabbia e risentimento che fanno male a te stessa, mica a un altro.
vedere le persone per quello che sono, non per quello che vorrei che fossero, o mi aspetto che siano, nel presente o in un nebuloso futuro prossimo. accettare quello che si ha davanti, senza l’ansia o la presunzione di vederci significati nascosti, pensare di poter cambiare chissà cosa o logorarsi in attese di dubbio senso. smettere di nutrire la sensazione di stare sprecando tempo. a quel punto, smettere effettivamente di sprecare tempo, tanto da non capire più le cieche ostinazioni. per un desiderio, un lavoro, una città. lotti, tradisci, uccidi per ciò che meriti, fino a che non ricordi più che cos’è, cantano gli afterhours (nel caso qualcuno si chiedesse ancora perché li amo).
mi sono accorta che l’effetto domino esiste davvero. esistono anche le epifanie, quelle che ti lasciano stordita per un momento e poi tutto è uguale e diverso, per sempre. quelle che fanno piangere e fanno paura e ti mettono di fronte a una te stessa che preferivi non scoprire. come se ci fosse davvero una scelta, dopotutto.
così a trent’anni ti dici: piacere, io sono valentina, e ricominci a conoscerti. a volte gli inizi sono dolorosi e ti fanno venire voglia di scappare. invece rimani e continui. pettirosso da combattimento, sempre.
ci sono molte cose belle al mondo e il mio piccolo schifoso io voglio renderlo migliore, per me e per chi ci sarà.