Archive for 28 novembre 2012

per chi vive all’incrocio dei venti ed è bruciato vivo / per le persone facili che non hanno dubbi mai / per la nostra corona di stelle e di spine / per la nostra paura del buio e della fantasia

sarà che con le sue canzoni sono cresciuta, e non intendo, non solo almeno, anagraficamente.
a quindici anni impazzivo per vasco. dopo la fine del liceo, invece, le canzoni di francesco de gregori sono entrate nella mia vita.
erano lì, puntuali e immancabili, nelle cotte post adolescenziali e nelle storie d’amore, nelle strade di londra e nelle cuffie del walkman sony con cui andavo in giro, ancora prima dell’avvento dei lettori mp3. c’erano nei cd regalati per farlo conoscere, sotto il cielo di firenze ascoltando caterina ancora e ancora, nei viaggi solitari e in quelli on the road con le amiche, in tutte le volte che le ho cantate e ascoltate, scritte e lette, senza mai stancarmi. piangendo, sorridendo, emozionandomi.
ci sono come quello che, semplicemente, non potrebbe non esserci, con le citazioni che diventano quasi un’estensione dei propri pensieri, tanto sono familiari.

in questi giorni de gregori esce con un nuovo album e un singolo che si intitola guarda che non sono io, che racconta dello scarto tra l’immagine pubblica del cantautore e quella privata che nessuno che pure ama le sue canzoni può conoscere, e io faccio pace anche con la sua aura snob che in passato mi aveva irritata e che invece ora mi sembra di capire – forse perché, nel frattempo, sono cambiata io ancora un po’.
e penso che a quest’uomo che incredibilmente ha già sessant’anni, e alla sua inconfondibile voce, voglio un gran bene. se me lo chiedessero, non saprei neppure quale canzone citare per prima perché in quarant’anni ne ha fatte di meravigliose, e quasi tutte sono parte della mia vita – dei ricordi, delle emozioni, delle persone, del presente. ed è talmente grande tutto questo che l’idea di proferire un grazie mi fa ridere.

soundtrack: santa lucia, francesco de gregori

un bacio che sembrò un battesimo

“mi sembra” disse alla fine magid, mentre la luna diventava più chiara del sole “che hai tentato di amare un uomo come se lui fosse un’isola e tu un relitto di nave e potessi contrassegnare la terra con una X. mi sembra che sia troppo tardi, per questo”.
poi le posò sulla fronte un bacio che sembrò un battesimo, e lei pianse come una bambina.
[zadie smith, denti bianchi]

che salpino le navi / si levino le ancore e si gonfino le vele

a volte è sufficiente una canzone per conferire un senso all’ultimo anno e a tutto quello che ho imparato. ad esempio che non sempre, se qualcosa va male, siamo noi a sbagliare. che colpevolizzarsi non porta a niente, che mettersi in discussione ti fa guardare da fuori e questo è un bene, che nascondersi dietro il cinismo fa male solo a se stessi, che la tenerezza non deve far vergognare, che riuscire ad abbracciare qualcuno è confortante, che avere il coraggio di esprimere i propri sentimenti è liberatorio e fa crescere, in ogni caso.
e che certo, ci ritroveremo a fare vecchi errori, ma solo per scoprire di essere migliori.

soundtrack: le navi, daniele silvestri

let it be

il mio mondo onirico racconta sogni in cui sono nella mia nuova casa eppure ci sono anche altre stanze in cui vivono delle coinquiline, e io sono confusa e non capisco se effettivamente vivo da sola o se, al di là del corridoio, ci sono persone con cui divido la casa. è un po’ come sognare, ad anni di distanza, l’interrogazione di greco o il compito in classe di matematica.

nella realtà, se mi avessero detto che andare a vivere da sola mi avrebbe fatto letteralmente rinascere, regalandomi una serenità che non ricordavo da anni e anni, avrei fatto i salti mortali per riuscirci prima.
riesco perfino a essere credibile quando racconto che non voglio più preoccuparmi di nulla, let it be, lasciare che le cose seguano il loro corso. la semplicità risolutrice e liberatoria di quando senti che ci sei tu, e tutto il resto viene dopo.
nel frattempo, mi preoccupo che non manchi mai una bottiglia di vino quando ho ospiti a cena, sfoglio un libro di cucina, compro mobili, vorrei argomentare le mia richiesta di contratto spiegando che devo prendermi cura di una gattina e non posso farlo senza un minimo di stabilità economica.
sono più squattrinata del solito eppure, penso, non ho mai sorriso tanto come ora. la felicità, alcune volte, non ha davvero prezzo.

i trent’anni, secondo me, sono una benedizione

a un certo punto ti rendi conto che non ti interessa più dover giustificare o spiegare niente della tua vita, delle tue idee e dei tuoi gesti. penso che ognuno, della propria esistenza, debba fare quello che meglio crede. non esiste il giusto e lo sbagliato, ed è naturale che sia così. lo è un po’ meno quando trascorri gran parte della tua vita piena di rabbia e impotenza e nutri un profondissimo odio verso chi vive beato la stessa esistenza che a te fa mancare il respiro e ti fa sentire sbagliata.

ora, invece, non mi sento migliore o peggiore rispetto alle scelte e alle vite di nessuno. cerco di vivere al meglio delle mie possibilità per essere felice. è abbastanza.
mi infastidiscono le persone che devono cercare a ogni costo di essere diverse. di mio, non cerco più l’originalità, rivendico anzi il diritto alla normalità. che, detto ieri ridendo a una mia amica bevendo vino, potrebbe anche essere andare a fare la spesa al supermercato in coppia. lei, che mi conosce da dieci anni, ha riso a lungo e poi ha preteso di registrare con l’iphone la mia affermazione. so che potrebbe essere usata contro di me, prima o poi. ho pensato che potrei correre il rischio.

il mio mondo, quello fatto di tutte le cose belle che ho scoperto e costruito nel corso dei lunghi anni che mi sono valsi un’autonomia e un’indipendenza che non cambierei mai e che rivendico con orgoglio, e che mi hanno portato finalmente a vivere in una microcasa tutta mia, rimane e rimarrà intatto.
semplicemente lascio scivolare le maschere paralizzanti che a lungo hanno condizionato la mia vita e restituito un riflesso distorto della persona che sono. ritrovo, inaspettata e insperata, una spontaneità che mi riempie di gioia e fiducia.
i trent’anni, secondo me, sono una benedizione.