Archive for 31 gennaio 2012

lettera aperta a lucy van pelt, la mia preferita da sempre

cara lucy,
la tua è una sintesi involontaria eppure perfetta e incisiva, molto più dei fiumi di parole sprecati a riguardo da persone innamorate e soprattutto da amiche di persone innamorate.
e lo so che con schroeder le hai provate tutte: hai tentato con la dolcezza, con la rabbia, con la provocazione, con la falsa indifferenza, con la pazienza, con il melodramma, con le battute taglienti e acide. e non importa che, se qualcuno ti avesse posto qualsiasi domanda a riguardo, tu avresti semplicemente risposto: “perché lui è lui” (l’avresti detto anche a schroeder che, come nelle migliori tradizioni, non avrebbe capito. e forse non c’è davvero nulla da capire).
di te amo l’ironia, la causticità, l’ingenuità e quel modo tutto tuo di essere malmostosa per proteggerti e non mostrare troppo le tue debolezze e le tue ansie.
aspetto il momento in cui la stanza con il pianoforte di schroeder ti sembrerà un luogo troppo piccolo in cui rinchiuderti, mentre quanto ti circonda apparirà talmente traboccante di vita – pura e impura, sporca e sbagliata, promettente e amara, ma pur sempre vita da stringere e tentare e prendere a morsi – da non permetterti di tornare indietro.

come un foglio di carta velina tra il mondo e la sua faccia

“ci sono dei momenti in cui, per dei periodi che possono essere più o meno brevi o più o meno lunghi, a uno gli sembra di avere come un foglio di carta velina tra il mondo e la sua faccia: è questo il risultato delle catastrofi parziali del proprio cervello. a un certo punto mi è arrivata la carta velina. peccato per un anno di colori del  mondo perduti, ma si vede che era il prezzo da pagare per l’azzurrezza del novembre ’98, azzurro come pochi.
[…]
almeno diecimila volte nel corso di quei giorni mi sarò chiesto come si fa a fare dei buchi in questa specie di carta velina mentale, perché volevo riuscire a bucare il suo potere di disturbarmi la vita.
un giorno, come è ovvio, l’effetto carta velina (ormai quasi scomparso) scomparirà del tutto e tutto tornerà piacevole come al solito.
quel giorno tornerò a vedere tutto in modo chiaro”.
[ugo cornia, quasi amore]

(è per la tradizione di scrivere un post per punti all’anno)

– a fine mese chiude splinder, e questo credo sia un segno inequivocabile: i maya hanno ragione. intendiamoci, la piattaforma di blogging di splinder non mancherà a nessuno, credo. ma sapere che spariranno centinaia di blog mi lascia quasi un senso di malinconia. è come buttar via la tua maglietta preferita, ormai consunta, con cui hai dormito per anni non potendola più indossare in giro.
splinder, per me, è un pezzo di vita. dal 2003 ho conosciuto talmente tante persone da non riuscire a ricordarle tutte. ho letto moltissimi blog, scambiato centinaia di mail e incontrato alcune persone: c’è chi mi ha fatto molto bene, chi male, chi entrambe le cose. sono nate amicizie che continuano tuttora. mi sono perfino innamorata, o qualcosa di simile. molti di quei blog sono ormai chiusi e dopo anni le persone che sento ancora si contano su una mano.
in un modo buffo e strambo mi dispiace sapere che quella piattaforma non esisterà più e che i blog saranno cancellati. è come dire addio a qualcosa che, sembra esagerato ma è la verità, ha cambiato la mia vita.
e poi il mio è un temperamento malinconico, si sa.

– il premio per l’odio più profondo – anche se più che odio si può parlare di disprezzo misto a tristezza – va alle coppie fidanzate che, forse non sufficientemente appagate, si sentono elette alla missione di trovare un compagno o una compagna ad amici, conoscenti e parenti ai loro occhi tristemente “soli”.
vi svelo un piccolo segreto di cui spero possiate far tesoro: non tutti vedono la propria realizzazione unicamente attraverso una relazione. vi dirò di più: ci sono donne che non cercano disperatamente qualcuno per non essere sole. ci sono persone che sanno stare bene a priori e che non sono ossessionate dall’idea del fidanzato/a da trovare per dividere una casa, avere qualcuno con cui viaggiare o per nutrire l’illusione di annoiarsi meno (personalmente da sola non mi sono mai annoiata, semmai il contrario). persone a cui non dispiacerebbe, certo, ma che desiderano accanto un articolo determinativo, non un indeterminativo qualsiasi.
sul vostro sentirvi superiori e su frasi cult come “fare chiacchiere tra donne”, al cui proposito perfino jane austen nell’ottocento si sarebbe ribellata, come suggerisce lei, non sprecherò altre parole.

– in un modo probabilmente masochista, la milano gelida di questi giorni mi piace, tornare di notte a casa a piedi quando il termometro segna -2 mi fa sentire viva, piena di cose da vivere e scoprire, con impazienza e curiosità.

– chi non coglie le opportunità che ha davanti non ha diritto di lamentarsi.

– certe persone possono rimanere incastrate tra gli occhi, la pelle e i sensi ma sappiate che non sarà mai una buona giustificazione.

tutte le lettere d’amore

tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
non sarebbero lettere d’amore se non fossero
ridicole.

anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
come le altre,
ridicole.

le lettere d’amore, se c’è l’amore,
devono essere
ridicole.

ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore
sono
ridicoli.

magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d’amore
ridicole.

la verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.

(tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente
ridicole).

[fernando pessoa, tutte le lettere d’amore]

possibilità di salvezza, e non di fuga

la gente ha smesso di pensare, di provare emozioni, di interessarsi alle cose; nessuno che si appassioni o creda in qualcosa che non sia la sua piccola, dannata, comoda mediocrità.
[richard yates, revolutionary road]

tendo a considerare definitiva l’ipotesi secondo cui compiendo le stesse azioni non si possano ottenere risultati diversi – per quanto la mia pigrizia innata lo agognerebbe.
così decido di assecondare la mia voglia di nuovo anche se non si tratta, perlomeno non ancora, di provare qualche droga o andare in discoteca perché de gustibus, ci mancherebbe, ma l’idea non mi alletta e uno dei lati positivi del crescere risiede nel sapere soprattutto quello che non vorresti.
quindi mi sforzo di pensare a qualcosa che mi potrebbe fare stare bene e che per timidezza non conosco, una cosa semplice tipo partecipare a gruppo di lettura – peraltro con il romanzo di uno degli scrittori che più amo, revolutionary road – e provare a vedere l’effetto che fa.

a ventinove anni, forse, posso ripensare alla me quindicenne che raccoglieva consensi inspiegabili alla me stessa di adesso, prima che qualcosa o qualcuno mi zittisse lasciandomi in cambio una timidezza totale e prepotente.
poi, certo, ci sono stati eventi e persone che mi hanno frantumata più volte. del resto è naturale: le delusioni si rimarginano ma rimangono pezzi di vetro a ricordarti chi eri e chi sei diventata, e gli occhi e le orecchie e le mani istintivamente sono diversi e modulati su quanto hanno visto e sentito e fatto.
proprio per questo motivo darsi possibilità non è una via di fuga bensì di salvezza, ché lo sosteneva il caro vecchio freccia anni fa: da te stesso non ci scappi manco se sei eddy merckx. e poco conta se impieghi una vita non tanto a capirlo, quanto ad accettarlo.

“eh ma io no”, ovvero quando i monosillabi superano le parole

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=wcQf08Tekpk&feature=share]

questa è una delle più belle scene del nostro cinema, non solo per il film in sé – al cui riguardo ogni parola sarebbe riduttiva, per la regia, gli attori, la storia e l’atmosfera malinconica e disincantata del finale –  ma anche per quei quattro monosillabi da applausi, “eh ma io no”, che almeno una volta nella vita andrebbero pronunciati, esattamente con quell’espressione sorridente e stupita di chi è andato abbastanza lontano da cancellare ogni traccia di risentimento, dolore o domanda senza risposta.
probabilmente l’abbiamo sognato tutti una volta nella nostra vita, possiamo ammetterlo senza vergogna.

l’anno in cui nulla sarà più come prima

uno passa la vita a cercare di costruirsi un briciolo di dignità oltre che letteraria e cinematografica anche musicale, toccando punte di leggero snobismo – la stima incondizionata per le canzoni di de andrè, i concerti di de gregori e guccini e vecchioni e battiato, l’amore totale per canzoni difficili da ricordare perché non esistono quasi mai ritornelli, quale banalità sconcertante! – e poi succede l’imprevedibile: inizi a leggere recensioni positive dell’ultimo album di un cantante deriso in passato, di cui hai ascoltato un paio di canzoni anni addietro, in uno di quei momenti pateticissimi da cuore spezzato quando il fondo non è mai abbastanza e cerchi affannosamente un modo per scavare un pochino di più, ascoltando musiche e parole che riescono a strapparti ancora qualche lacrima da disperazione, caso mai non fossero mai abbastanza, e poi quando rinsavisci te ne vergogni talmente tanto da giurare a te stessa che non ne proferirai parola con nessuno, mai.

quando senti parlare di questo album anche da persone dei cui gusti ti fidi, il primo giorno del nuovo anno ti dici, dall’alto del tuo buon gusto e con un pizzico di curiosità: ma dai, proviamo ad ascoltarlo.
e allora succede che tutto quello in cui credevi si polverizza perché ascolti la prima canzone e ti dici: niente male; ascolti la seconda e ti piace; arriva la terza e la inizi ad ascoltare in loop quando ti accorgi che parla di te senza tanti fronzoli (e non ne hai ancora abbastanza, pur avendo scoperto, con un pizzico di rammarico, essere una cover).

l’aggravante di essere lontana da tormenti sentimentali è insostenibile: certe canzoni ti piacciono lo stesso, anzi di più, e allora capisci che gli oroscopi hanno innegabilmente ragione, il 2012 è l’anno in cui sarà stravolta ogni cosa.
continui a leggere post di elogi all’album, che nel frattempo hai ascoltato interamente, annuendo con l’aria di chi ora sa. arrivi a guardare uno speciale dedicato a questo cantante e mentre canti a squarciagola, fortunamente per gli altri solo nella tua testa, dai tutte le ragioni a un’ovvia verità troppo spesso accantonata: l’amore è una cosa semplice.

l’aurora osa quando sorge, scrive hugo

l’aurora osa quando sorge: rischiare, sfidare, insistere, perseverare, essere fedeli a se stessi, afferrare violentemente il destino, stupire la catastrofe con la poca paura ch’essa ci fa, affrontare ora la potenza ingiusta, ora insultare la vittoria ebbra, tener duro, tener testa, ecco l’esempio di cui i popoli hanno bisogno e la luce che li elettrizza.
[victor hugo, i miserabili]

guardavo la carta ardere e diventare cenere – erano bigliettini blu che racchiudevano quanto avremmo voluto cancellare dell’anno che stava per lasciarci – e ogni fiamma era un soffio di leggerezza e sollievo, l’estremo atto catartico, un invito a lasciarmi abbracciare, a ritrovare un sorriso che non sento mio neppure quando sembra disegnarsi sul viso.

i nostri odori, verso l’avventura

“corriamo dietro al nostro odore, avanti. proprio fortuna sfacciata ma quando uno ci sente che l’odore che serra in pancia è proprio il suo arriva anche la fortuna. solo questo vi voglio dire, credete a me lettori cari. bando ad isterismi, depressioni, scoglionature, smaronamenti. cercatevi il vostro odore eppoi ci saran fortune e buoni fulmini sulla strada. non ha importanza alcuna se sarà di sabbia del deserto o di montagne rocciose, foss’anche quello dell’incenso giù nell’india o quello un po’ più forte tibetano o libanense. no, sarà pure l’odore dell’arcobaleno, delle giungle, sarà l’odore delle paludi, dei canneti, saranno gli odori delle bettole di marrakesh o delle fumerie di istanbul, ah buoni davvero, buoni odori in verità, ma saran pur sempre i vostri odori e allora via, alla faccia di tutti, avanti! col naso in aria fiutante il vento, strapazzate le nubi all’orizzonte, forza, è ora di partire, forza tutti insieme incontro all’avventuraaaaa!”
[pier vittorio tondelli, altri libertini]