Archive for 30 novembre 2011

some never awaken (del ritrovare per caso un pezzo perso chissà come)

you live like this, sheltered, in a delicate world, and you believe you are living. then you read a book… or you take a trip… and you discover that you are not living, that you are hibernating. the symptoms of hibernating are easily detectable: first, restlessness. the second symptom (when hibernating becomes dangerous and might degenerate into death): absence of pleasure.
that is all. it appears like an innocuous illness. monotony, boredom, death. millions live like this (or die like this) without knowing it. they work in offices. they drive a car. they picnic with their families. they raise children.
and then some shock treatment takes place, a person, a book, a song and it awakens them and saves them from death.
some never awaken.
anaïs nin

how does it feel to be on your own, with no direction home?

il momento in cui penso che in fin dei conti sono sempre la stessa persona che ha cambiato facoltà a quattro esami dalla laurea, il momento in cui mi domando cosa ci faccio (ancora) qui e il momento in cui respiro e mi inebrio della bellezza racchiusa nel pensiero di un viaggio imminente.
ad aspettarmi una lisbona decadente, affascinante e malinconica – è così che me la immagino – e il desiderio di una epifania prima cristallizzata e ora sciolta solo a metà.

love ain’t love until you give it up

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la magia di alcune canzoni, per una come me che si considera profana e neppure ci prova a entrare in quei discorsi noiosissimi di gente che presume di capire tutto di musica, è che ti sembra di ascoltarle sempre per la prima volta, di scoprirle ancora, e ancora, oppure non le ascolti per anni e poi te le ritrovi lì e ti chiedi dove siano state tutto questo tempo, e a un certo punto ricordi un post it con questa frase, love ain’t love until you give it up, per cui al tempo eri stata presa un po’ in giro da qualcuno, il foglietto si è perso poi durante il trasloco, e nel frattempo non c’è più niente da ridere, ma neppure più nulla per cui piangere, aspettare o tornare, e in fondo, anche se detta così magari non sembra, è una bella notizia.

gli anni sono solo dei momenti

per mettere le distanze da qualcosa, più che il tempo è quello che butti in mezzo a fare la differenza.
sono i tagli di capelli, i viaggi, i sorrisi, le persone, i libri che ti stringono lo stomaco e fanno piangere, le decisioni improvvise, le sfide con te stessa, gli inizi inaspettati, le scoperte, le nuove canzoni, le lacrime di felicità, le abitudini diverse, la speranza un po’ più concreta di una micro casa tutta tua.
per allontanarti da qualcosa devi essere diversa tu – reinventarti, rinascere, scavare in quella che sei al punto da chiederti chi fosse la persona che eri e che non tornerà, quella che per alcuni aspetti non riconosceresti e che, ancora più importante, non verrebbe riconosciuta.
e allora riuscirai a incidere un segno netto su cui passare ripetutamente la mano quando dovrai combattere l’impulso naturale a voler scomparire – verrà confuso il confine tra quanto credevi e quanto semplicemente sognavi, tra i rimpianti e i rimorsi, tra le lacrime ingoiate e qualche sorriso trattenuto.
soprattutto, smetterà di avere importanza e potrai fregare quella sacrosanta verità per cui gli anni – per alcune persone – possono essere solo dei momenti (cit.)