Archive for 9 settembre 2011

a volte arriva il momento: good times for a change

se stessi raccontando una storia, scriverei che tutto è iniziato dal taglio di capelli. ma sarebbe un artificio letterario.
i cambiamenti non sono mai repentini.
i gesti, le parole, i pensieri scavano in silenzio e un’essenza impercettibile comincia a mutare. all’inizio sono uno sguardo diverso, una smorfia che si disegna sul viso ascoltando una frase, un moto di impazienza o disappunto, una domanda irrisolta mentre ci si accorge che non è la risposta quella che conta.

scoprire quanto il proprio corpo possa parlare – a volte sembra che urli – e trovarsi impreparata davanti al dolore fisico.
accorgersi delle parole che mi sono state sottratte, quelle che implodono di giorno nella testa e di notte nei sogni.
memorizzare il proprio respiro.
smettere di aspettare.

e poi, neppure troppo programmato, arriva il taglio di capelli. i primi giorni non mi riconosco, mi guardo allo specchio cercandomi, senza sapere di essermi ritrovata più di quanto potessi aspettarmi o sperare.
e realizzo un segno tangibile della mia vita a milano: quei capelli ormai quasi lisci che, da ragazzina, avevo inutilmente bramato.
sono qui, sono io, più magra, con questi capelli lisci e corti, più sorridente. soprattutto più leggera. mi sento diversa e uguale e mi sembra straordinario.

partire per il viaggio on the road in sardegna: paesaggi che mozzano il fiato (anche a causa delle vertigini, per dovere di cronaca) e un mare che è un solo pensiero: se un paradiso esiste, allora deve essere quello di queste calette e di questo mare trasparente con le montagne alle spalle e le sfumature di turchese e celeste e blu che avrei scommesso non potessero esistere nella realtà.
le risate, la complicità, il raccontarsi pezzi di vita con la propria compagna di viaggio. perdersi in interrogativi esistenziali la sera del mio compleanno, con le facce all’insù per ammirare in spiaggia il cielo stellato e la promessa di non dimenticarsene. delle stelle, del cielo azzurro, della semplicità che non sconfina nel banale ma nell’essenziale.

tornare e trovare i festival di cinema e letteratura. il batticuore al pensiero di incrociare, tra qualche giorno a mantova, gli occhi della nipote di virginia woolf, la scrittrice che, sono convinta, continuerò ad amare più di qualsiasi altra. poi il pordenonelegge, le gite al lago, lo yoga, gli scaffali della mia libreria ricolmi di nuovi romanzi. le persone da incontrare, i film da segnare sulla moleskine, la ripresa delle serie tv imperdibili. la lentezza del camminare, la curiosità, la voglia di continuare a scoprirsi e a scoprire.

regalarsi un biglietto aereo per la lisbona di pessoa, del suo libro dell’inquietudine, del “magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo senza accorgermene lettere d’amore ridicole”, delle sue poesie lette a vent’anni, come il violinista pazzo, e del punto in cui scrive: “sentirono una risposta a questo suono / risposta a quel desiderio / che ognuno ha nel proprio seno / il senso perduto che appartiene / alla ricerca dimenticata.

i cambiamenti sono difficili da descrivere. forse, semplicemente, si lasciano raccontare dalla vita.