Archive for 28 agosto 2011

o resterai più semplicemente dove un attimo vale un altro, senza chiederti come mai

in ordine sparso, sostantivi e verbi del mio agosto: taglio drastico e irrevocabile di capelli, uno smalto rosso ciliegia, svariati bicchieri di vino bianco, romanzi degni di nota contenenti la parola più abusata del mondo per cercare (im)probabili elaborazioni, costumi da bagno, solari protezione 50, compilation da viaggio, true blood e breaking bad, fred vargas, il suono di una chitarra e la classica wish you were here (con tutti i ricordi del caso), cantare in loop bianca nella propria testa, camminare in una viuzza del centro mentre l’ipod fa partire tutta mia la città cantata da giuliano palma e sorridere di colpo, ripensando al concerto in piazza duomo prima dell’elezione di giuliano pisapia (il temporale, l’arcobaleno, i sorrisi, l’arancione, la stanchezza, la voglia di crederci).

molto è partito dal concerto in stazione centrale, con pisapia e boeri dj improvvisati e quell’atmosfera palpabile che, tra because the night e america, infondeva una speranza cresciuta con le ore, ancora prima che nei giorni (e sempre viva, soprattutto dopo la lettera di pisapia ai milanesi di ieri).

quel maggio mi ha cambiata senza che lo comprendessi nell’immediato – e non solo perché istintivamente, ora, parlo della “mia città”.
l’ho vissuta come un’esperienza profonda, capace di restituirmi un’idea di condivisione che non ha più smesso di appartenermi.
ho realizzato che a volte vale ancora la pena credere in qualcosa, non importa quanto poco realizzabile possa sembrare – e per giunta in un momento in cui cose e persone sono interscambiabili ai più e si galleggia tra superficialità, noncuranza e disinteresse.
felice, ho respirato passione e amore.

e l’amore, proprio la parola più abusata del mondo, non smette di martellarmi l’anima di giorno e i sogni di notte. e chi l’ha detto che, a furia di libri e poesie e canzoni, non si riesca nell’impresa più ardua, quella che definisce irrevocabilmente chi sei: trovarsi, o ritrovarsi, e rimanersi fedeli. nel mio personale capodanno, che cade ad agosto, nulla è più essenziale.

la consapevolezza prima di tutto (forse)

perché tale consapevolezza non mi ha preservato dall’innamorarmi? perché l’irrazionalità e l’immaturità del mio desiderio hanno pesato meno del mio bisogno di credere. conoscevo il vuoto che quell’illusione romantica avrebbe riempito, conoscevo l’esaltazione che viene dall’identificare un altro, uno qualsiasi, come ammirevole. assai prima di posare gli occhi su chloe, si era manifestato dentro di me il bisogno di trovare sul volto di un’altra persona quella perfezione che mai avevo ravvisato in me stesso.
[alain de botton, esercizi d’amore]

quello che pensi, che credi di sapere, che temi di conoscere condensato in poche righe di un libro ironico, divertente e inappuntabile.
(nei libri c’è tanta di quella vita che a spiegarlo si rischia di essere banali)