Archive for 25 aprile 2011

resistere, sempre.

I partigiani
Non è per via della gloria, che siamo andati in montagna, a far la guerra. Di guerra eravam stanchi, di patria anche. Avevamo bisogno di dire: lasciateci le mani libere, i piedi, gli occhi, le orecchie; lasciateci dormire nel fienile, con una ragazza. Per questo abbiam sparato, ci siamo fatti impiccare, siamo andati al macello col cuore che piangeva, con le labbra tremanti. Ma anche così sapevamo che di fronte a un boia di fascista noi eravam persone, e loro marionette.
[Nino Pedretti, Al vòusi e atre poesie in dialetto romagnolo, Torino, Einaudi 2007, pp. 17-18]
(Paolo Nori, Nino Pedretti)

*

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia.
[Antonio Gramsci]

le nostre ore contate

e poi ci ritroviamo divisi da nuove alleanze
senza più nulla da nascondere
solo più accorti nel mostrare i punti dove la vita ristagna,
le cattive abitudini quasi sempre appagate
e ci sediamo in un camerino affollato
in un treno che parte
continuamente sospesi tra questo corpo e la scena
le nostre ore canoniche
le nostre ore contate
ancora troppo presto
per organizzare il proprio sgargiante declino
ma non abbastanza da non averne un’idea

io non ti cerco
io non ti aspetto
ma non ti dimentico

massimo volume

quando ‘la storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso’ ha il sapore della triste banalità

alla manifestazione di milano di sabato scorso – il nostro tempo è adesso – io c’ero. con me, altre poche persone. l’ho percepita come una sconfitta quasi personale. pensavo che il 99% delle persone che conosco ci sarebbero dovute essere. perché sono precarie, come me. perché sono sottopagate, come me. perché se dovessero contare tutte unicamente sulle proprie forze, non potrebbero certo vivere in una città come milano – o lo farebbero tra mille sacrifici, anni trascorsi senza potersi permettere una vacanza, un week end fuori, quel vestito o quella borsa così belli.
eppure eravamo in pochissimi. come se riguardasse una minoranza netta e anche un po’ sfigata, diciamolo. come se alle spalle ci fosse qualcosa di partitico, non sai mai.  o perché chissà, magari c’è ancora qualcuno che crede alle promesse berlusconiane.  oppure, semplicemente, guardiamo al nostro orticello, ai soldi che ci danno mamma e papà, all’auto o alla casa che ci comprano o di cui pagano l’affitto. oppure rimaniamo direttamente a casa loro, in attesa di trovare febbrilmente qualcuno con cui andare a vivere – e poi certo, ci lamentiamo: siamo precari, arriviamo a malapena a mille euro, non possiamo progettare il nostro futuro e bla bla bla.
la verità è che tutto questo, chi più chi meno, ce lo meritiamo.
se in tutte le piazze d’italia ci fosse stata una mobilitazione come e più consistente di quella di roma, forse non sarebbe cambiato nulla ugualmente, ma ci saremmo potuti guardare tutti negli occhi dicendoci: è un inizio, continuiamo, ancora e ancora – ché una situazione del genere nessuno l’ha vissuta prima di noi, possiamo solo provarci, vedere cosa succede. forse è utopico pensare di cambiare lo stato delle cose ma non è una buona scusa per non far nulla, o se proprio ve ne fottete, perché tanto ci sono i genitori a garantirvi quello che con il solo vostro lavoro non potrete mai raggiungere, vi prego: smettete di lamentarvi.

oggi una mia collega ha annunciato di andare a vivere da sola: ha trovato un bilocalino carinissimo, dice, e in centro. costo dell’affitto? 650 euro spese escluse. sia io che lei apparteniamo alla generazione mille euro. io che, al suo contrario, non ho qualcuno che mi paghi l’affitto, sono destinata alla convivenza forzata che, chi mi conosce lo sa, mette a dura prova la mia salute mentale (come dire: odio le coinquiline per definizione, in virtù del loro essere tali).

eppure rimango dell’idea che ce lo meritiamo.

stasera parteciperò a una trasmissione televisiva che parlerà delle manifestazioni dello scorso sabato, di stage e precariato. non servirà a nulla, certo.
magrissima consolazione rimarrà pensare che, in questa dimensione di frustrazione, immobilità ed esasperazione in cui stiamo annegando, io voglio metterci anche la faccia.

(auguri e grazie, non tanto per essere insopportabilmente snob ai tuoi concerti, ma per molte canzoni compresa la rivisitazione di if you see her, say hello di bob dylan)

due buoni compagni di viaggio non dovrebbero lasciarsi mai
potranno scegliere imbarchi diversi, saranno sempre due marinai
lei disse misteriosamente “sarà sempre tardi per me quando ritornerai”
lui buttò un soldino nel mare, lei lo guardò galleggiare, si dissero “ciao”
per le scale e la luce dell’alba da fuori sembrò evaporare

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