Archive for 29 settembre 2010

fidarsi di quest’abbraccio e non chiedere altro

vedere il lato bello, accontentarsi del momento migliore, fidarsi di quest’abbraccio e non chiedere altro perché la sua vita è solo la sua e per quanto tu voglia, per quanto ti faccia impazzire non gliela cambierai in tuo favore. fidarsi del suo abbraccio, della sua pelle contro la tua, questo ti deve essere sufficiente, lo vedrai andare via tante altre volte e poi una volta sarà l’ultima, ma tu dici stasera, adesso, non è già l’ultima volta? vedere il lato bello, accontentarsi del momento migliore, fidarsi di quando ti cerca in mezzo alla folla, fidarsi del suo addio, avere più fiducia nel tuo amore che non gli cambierà la vita, ma che non dannerà la tua perché se tu lo ami, e se soffri e se vai fuori di testa questi sono problemi solo tuoi; fidarsi dei suoi baci, della sua pelle quando sta con la tua pelle, l’amore è niente di più, sei tu che confondi l’amore con la vita.

biglietti agli amici, pier vittorio tondelli

(tratto da) e lasciamole cadere queste stelle /2

l’uomo è un’evoluzione complessa, che non si esaurisce in un atto fisico e bestiale e neppure in una regola di attrazione o repulsione scientifica.
siamo il risultato di una storia di errori e di orrori; immaginarsi l’amore come un pacifico bacetto, tutto rosa e confettino è da stupidi.
l’amore ha il sapore dei veleni e degli acidi e non potrebbe essere altrimenti.

filippo timi

(tratto da) e lasciamole cadere queste stelle

amore significa credere, e credere non è facile.
l’amore dovrebbe essere un sentimento senza sforzo e proprio questo amore non la fa dormire di notte?
è strano.
fidati si disse, con tutta la difficoltà di pensare una cosa del genere.
fidati di lui, abbandonati, smettila di fare tutto da sola, fidati di lui, fidati delle tue paure, fidati del terrore.
a volte la paura è solo un freno e non serve a niente.
smettila di complicarti la vita, fai la cosa più semplice e basta.
senza nulla più dire e pensare si strinse al suo amore, caldo di febbre, senza nessun fastidio lui si voltò riconoscendola e perfettamente si incastrò con lei come un destino che non l’avrebbe certo salvata dal terrore, ma che intanto l’abbracciava per quello che era, una donna sveglia alle quattro di notte.

senza nulla chiedere, senza nulla dire, accettandola con tutte le sue paure lui la strinse.
e lei si addormentò così, fra le sue braccia, terrorizzata.

filippo timi

(not too) late for the sky

altrove, senza dubbio, esistono i tramonti. ma perfino da questo quarto piano
sulla città si può pensare all’infinito. un infinito con magazzini sottostanti, è vero, ma con stelle all’orizzonte.

fernando pessoa

non sono mai voluta apparire migliore, o anche solo diversa, rispetto a quella che sono. è uno dei motivi per cui non mi piace truccarmi. cerco di evitare la delusione di essere guardata, poi, per come sono davvero – senza fondotinta, ombretto e rossetto, sorrisi falsi, aneddoti divertenti per sembrare più simpatica.

mi appartiene, senza che io l’abbia scelto a tavolino, la sincerità dolorosa di chi si piace in giorni casuali ma non si aggrappa a illusorie vie di fuga per essere altro da sé.

compito a casa: prova a definirti.
sono ansia, paura dell’abbandono e dell’assenza. sono lacrime silenziose e imbarazzate, parole che muoiono in gola, occhi che vorrei sapessero esprimere un’emotività goffa e inadeguata. sono tenerezza malcelata e inespressa, desiderio muto di abbracci e la fretta di chi ha paura che sia troppo tardi. per amarti, perderti, dirti: non sono nessuno, vai, pregando silenziosamente che tu rimanga, sentire il calore della tua mano nella mia. mi attanaglia che arrivi il troppo tardi per scrivere, morire e rinascere ancora, rimanere in silenzio davanti al mare di inverno.

indosso i panni di un’idea di infinito che non mi abbandona mai, se lo dicessi scoppierebbero a ridere, eppure le stelle che si intravedono all’orizzonte, dai mille piani della mia esistenza ubriaca e barcollante, che pretende e inganna e regala e si lascia rincorrere, rappresentano la mia speranza che la vita non sia solo un sostantivo come un altro ma che accada, ancora e ancora.

that I would be good even when I am overwhelmed

mi dico: non ne posso parlare, poi guardo le mie occhiaie allo specchio, sento il cuore in gola – sempre lo stesso, ancora, come il primo giorno – penso al mio sentirmi impreparata, potrei implodere, così azzardo una parola ma me ne pento subito, vorrei rimangiarmela, perché mi fa sentire esposta, esposta e sciocca, all’incomprensione, divento rossa e vorrei giustificarmi e chiedere perdono per quello che sento, perdono per sentirmi colpevole, perdono perché mi osservo con le lenti altrui e provo imbarazzo per me stessa. vorrei cancellare ogni cosa scritta e pronunciata, tenere tutto stretto a me, anche se è ingombrante e mi fa ansimare e incespicare nei pensieri e per strada, anche se vorrei essere abbracciata per le mie lacrime, per il mio senso di impotenza verso un inutile, farraginoso affannarsi alla normalità e alla sensatezza che, ora, sono due sostantivi svuotati di significato.

possibilità

temo che a un certo punto le possibilità di vita si riducano a un paio: o ti accontenti, e ti fai andar bene quello che hai, illudendoti o convincendotene del tutto, oppure persegui qualcosa che non sei certa esista, o che se pure esiste non è dato sapere se potrà appartenerti, e rischi di vivere in bilico costante tra una malinconica solitudine e la consapevolezza di scegliere ogni giorno di essere la persona che senti vibrare dentro te, costi quel che costi.

(e la vita caterina, lo sai, non è comoda per nessuno, quando vuoi gustare fino in fondo tutto il suo profumo. devi rischiare la notte, il vino e la malinconia, la solitudine e le valigie di un amore che vola viade gregori)

con parole d’altri /3

abbiamo, mia cara, grandi similitudini che ci attaccano l’uno all’altra. forse grandi nevrosi, grandi richieste da fare al mondo, a chi amiamo, a chi vogliamo bene. abbiamo un’infinità di desideri, di voglie, di slanci, di entusiasmi. abbiamo una sofferenza in comune che è quella per cui né tu né io amiamo la vita e la guardiamo come una cosa estranea ai nostri percorsi e che non ci interessa più di tanto; benché questa stessa dolorosa sensibilità sia, paradossalmente, la radice di un nostro tutto particolare attaccamento al mondo.

pier vittorio tondelli