Archive for 31 agosto 2010

be prepared

why can’t you be more like me
or me like you
and why can’t one and one
just add to two
but we can’t live together
and we can’t stay apart
joe jackson

a volte devi arrenderti all’evidenza: c’è chi ha detto tutto prima di te, in modo così asciutto ed essenziale, che a te tocca rimanere in silenzio – senza esserne schiacciata dal peso. anzi, è quasi di conforto. solo, stai in silenzio.
pensi a molte cose, arrivi ai minimi termini e realizzi: voglio vivere in modo essenziale. essenzialità di gesti, parole, persone. leggero nel vestito migliore, direbbe ligabue.
se dovessi mettere tutto in uno zaino da viaggio, cosa sceglieresti?
pensarci è il mio buon proposito di settembre. anche perché bisogna essere sempre pronti a partire per chissà dove e per chissà quanto, non si sa mai.

luoghi inabitabili

ho iniziato a camminare senza meta, lasciando andare le mie gambe e scoprendo dove avevano intenzione di condurmi; le ho assecondate, mentre una leggera fretta si impossessava dei miei piedi. sono arrivata in quel luogo in cui non so tu, ma io ero felice in modo essenziale e perfetto.
non ho ricevuto nessuna risposta, ho solo pensato che ha ragione pavese, niente è più inabitabile di un posto dove siamo stati felici.

certi giorni sono un anno, certe frasi sono un niente che non serve più sentire

vedi cara,
certe crisi son soltanto segno
di qualcosa dentro
che sta urlando per uscire.
francesco guccini

non lo so, saranno stati i 28. che poi, certo, il compleanno è una data simbolica. un giorno in cui non trovo molto da festeggiare, l’ennesima occasione in cui sai di non essere importante per nessuno, un altro anno che passa. cosa ci sarà di così divertente?
domenica ho fatto tacere la persistente inquietudine che sentivo, ieri è prevedibilmente esplosa senza chiedere permesso, si è sbizzarrita fino a ridursi a una vocina fioca ma persistente.
abbiamo fatto un patto: io smetto di ignorarla e lei non vomita con violenza quello che pensa. sceglie con cura parole e tempi verbali e intessiamo un dialogo sereno.
in fin dei conti, mi dico, è qui per me.

impari, ad esempio

nel corso degli anni impari diverse cose.
ad esempio, le persone che hai intorno ci saranno sempre e solo fino a un certo punto, o a un certo momento. rimanerci male è una perdita di tempo per te stessa. puoi contare solo su quello che impari a essere, giorno dopo giorno.
ad esempio, non devi credere a chi ti dice che pretendi troppo, quando quel troppo è esattamente quanto tu faresti per qualcuno. al contrario, significa avere sensibilità e percezioni differenti sul voler bene e sui rapporti umani.
ad esempio, avrai sempre l’occasione di incontrare persone interessanti e profonde, in grado di smuoverti qualcosa dentro – consapevolezze, ricordi, sorrisi. il mondo sa pur sempre essere un posto straordinario.
ad esempio, salire su un treno e percorrere poche manciate di chilometri, poi arrivare in un’altra città, iniziare a camminare a caso, utilizzando la tua piccola macchina fotografica per scattare particolari di palazzi eleganti misti al cielo, può farti sentire meravigliosamente estranea al mondo finora conosciuto e permetterti di assaporare la sensazione degli inizi su inizi, senza che questo sottenda perdere quello che finora hai stretto a te, a quella che stai diventando.

certe gratitudini dal sapore del cielo

e devi dire grazie a te se resti come sei
dire grazie a te che non ti lasci mai.

elisa

questo agosto è il più bel nuovo inizio d’anno che io ricordi. mi sono ritrovata e trovata, e ringrazio la me stessa che mi ha stupita, che ci ha creduto anche quando mi sembrava di aver dichiarato resa incondizionata. e non posso che essermi grata – la propria solitudine è imprescindibile, e non deve far paura, anche perché essere soli non vuol dire sentirsi tali.
in questo agosto silenzioso ho realizzato di non volermi più esporre come se fosse normale così, ho deciso di guardare ad amicizie e persone per quello che sono e non per quanto avrei voluto che fossero: non allungare troppo il passo, non esporre inutilmente il tuo cuore e i tuoi pensieri a chi non può comprenderli appieno, non aspettarti nulla se non il minimo indispensabile, ché basta essere delusa e sentirti dire che ti aspetti troppo.

di contro, non risparmiarsi nei legami in cui la non-quotidianità del vivere lontani pesa, eppure ugualmente senti e tocchi uno scarto rispetto a chi incontri più spesso ma con cui capita che le cose rimangano alla superficie delle cose; non sempre apri parentesi su parentesi perché c’è troppo da dire e ascoltare – sul mondo intero, sulle proprie realtà e su quello che c’è fuori, su voli dall’altra parte del pianeta, sul volersi sporcare le mani in prima persona, sull’interrogarsi su questa nostra italietta, poi guardare un tramonto o solo semplicemente il cielo e commuoversi e rimanere in silenzio, sai che parlando la tua voce tremerà e si incrinerà di pianto, per bellezza ed emozione, mica per tristezza.
l’essere soli nei propri viaggi interiori e geografici è umano, ma ci sono avventure, persone e momenti che sono anch’essi viaggi e scoperte a cui non si può non essere grati, all’infinito.

la strada è l’unica salvezza

c’è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l’unica salvezza
c’è solo la voglia e il bisogno di uscire
di esporsi nella strada e nella piazza
perché il giudizio universale
non passa per le case
le case dove noi ci nascondiamo
bisogna ritornare nella strada
nella strada per conoscere chi siamo.

c’è solo la strada, giorgio gaber

eleggo questo stralcio di canzone a mia nuova massima insindacabile. a volte mi chiedo a cosa serva questa voglia inesauribile di conoscere e scoprire, questo interrogarmi sempre su cosa c’è oltre, questa nostalgia mista a desiderio per tutto quello che ignoro, per i luoghi in cui non sono mai stata e per quelli in cui potrei non andare mai. mi chiedo il senso del leggere così intensamente, della curiosità verso le parole e i mondi a esse sottesi, della nostalgia e dell’amore viscerale per scrittori che hanno lasciato pagine che mi fanno piangere ogni volta per la loro bellezza e intensità straziante – penso alla ‘mia’ virginia woolf, e a foster wallace, e non riesco neppure a spiegare i tumulti interiori e le emozioni che provo.
penso a tutto questo e a volte mi sento sciocca, poi mi dico che lo faccio per sentirmi viva e migliore verso me stessa, per potermi guardare allo specchio sorridendomi – e sempre più spesso mi ripeto che sarei felice in un posto mio pieno di libri, dvd, locandine di film, una gattina persiana da chiamare trilly, la possibilità di viaggiare, e non da turista sia chiaro, e andare a teatro, per mostre, concerti e presentazioni di libri. sarebbe il mio pezzettino di felicità vera e di paradiso, lo sento.

sono sempre la ragazzina che leggeva alcuni scrittori sudamericani innamorandosi all’istante di colori e profumi e faceva domanda per il servizio civile internazionale in messico, che con marcela serano sognava il chiapas e san cristobal de las casas. e vorrei che fosse proprio quella la mia prima grande meta di viaggio, ancora prima di ny, e al diavolo gli stipendi da precaria sottopagata, ho un nuovo ordine di priorità e farò la fame pur di viaggiare, mi sembra un obiettivo nobile e di tutto rispetto.

ora voglio quaderni su cui scrivere, una macchina fotografica senza grandi pretese e la voglia di innamorarmi di tutto – come cantava faber. che sia un romanzo, un tramonto, una città o un uomo, è tutto da scoprire.

agosto è il nuovo settembre

ho sempre rifiutato di essere compreso.
essere compreso significa prostituirsi.
fernando pessoa

vivo un agosto strano, dal sapore di settembre. entusiasmo, progetti, biglietti aerei e di treno tra le mani con la voglia insaziabile di averne ancora e ancora. c’è qualcosa di nuovo nell’aria e quella sono io. indefinibile stabilire l’inizio di ogni cosa, ma so che continua ad accadere questa voglia di dire sì alla vita, alle occasioni, abbracciando ed esorcizzando le paure che sanno immobilizzare a terra.
è vero quello che che canta vecchioni: volare è facile, ci vuole più fantasia per camminare, ma percorrere i propri passi sorridendo, con una fiducia spontanea verso la vita pur non sapendo se verrà ripagata, fa sentire a mezz’aria. non vorrei mai tornare indietro, neppure di un giorno. non provo nostalgia per quanto ho perso, né dispiacere. sono raggiante delle mie epifanie e ogni tanto avrei voglia di darmi qualche pizzicotto per controllare di essere sveglia.

provo una sensazione di autosufficienza nuova, che non è solo indipendenza. quella mi ha sempre accompagnata. si tratta di una leggerezza diversa, costruita (dolorosamente e con fatica) sul tenere molto poco alla comprensione altrui. cammino vicina a persone che amo, senza desiderare che capiscano a fondo i miei pensieri, le mie traettorie mentali in continua evoluzione. sono felice così.
invidio chi viaggia molto perché vorrei averne anche io la possibilità, soprattutto economica. mi manca l’adrenalina di uno zaino sulle spalle e del partire – anche da sola. cullo il desiderio del Grande Viaggio ma nel frattempo prenoto altre partenze e penso ai volti a cui potrò sorridere. ascolto impassibile discorsi vestiti a festa sull’accontentarsi e no, quelli non li invidio affatto.
la lettura di infinite jest ha i connotati di un’avventura meravigliosa e indescrivibile. penso continuamente a tutti i mondi possibili, alle occasioni di incontrare persone che ti sorprendano e arricchiscano con i loro pensieri e racconti di vita.

la mia pelle profuma di buono e sono io, solo io, l’artefice di ogni cambiamento.