Archive for 30 maggio 2010

aria fritta, più che amore

ora, come è accaduto? che cosa, in questo secolo così poco amabile, ci ha convinti che malgrado tutto siamo da amare come persone, come specie? chi ci ha portati a pensare che chiunque non ci ami sia in qualche modo danneggiato, mancante di qualcosa, malfunzionante? […] siamo così convinti della bontà di noi stessi, e della bontà del nostro amore, che non sopportiamo di credere che possa esistere qualcosa di più degno di amore di noi, di più degno d’adorazione. i cartoncini per le varie festività continuano a ripeterci che tutti meritano amore. no. tutti meritano aria fritta. non tutti meritano amore in ogni occasione.

denti bianchi, zadie smith

l’importanza dei pronomi personali

non so se milano mi abbia scelta, o se io abbia scelto lei. o se, semplicemente, è successo e continua a succedere. perché credo, voglio credere, che gli amori non vadano né possano essere cercati.
voglio pensare che accadano.
e non so cosa intercorra tra me e questa città.
l’ho sempre definito un amore straziante e dalla fine inevitabile e dolorosissima. eppure, sono ancora qui. non solo per mia volontà. anzi. ho cercato di andarmene, forse di fuggire? ho desiderato metterti da parte, non pensare più a certi batticuori, convincermi che era giusto – e inevitabile – andare via. ti chiedevo un motivo per rimanere, ma sembrava che non me ne volessi offrire. ero convinta che non potessi essere il mio presente, figuriamoci il futuro.
non eri fatta per me, non ero fatta per te. soffocavo la paura, l’ansia, mi dicevo che un altrove – forse un qualsiasi altrove – sarebbe stato meglio di te, dell’amarezza che provavo, della rabbia, dei groppi in gola, del deserto che pareva inghiottirmi. dell’odio strisciante che iniziavo a provare, per soffocare l’altro sentimento, quello che non doveva più appartenermi.

eppure sono ancora qui.
eppure siamo ancora qui.
io, te, lei.

e ho finito le parole.
(per me, ma soprattutto per gli altri)

con parole d’altri

il mondo reale è pieno di solitudine esistenziale. io non so cosa stai pensando o cos’è che hai dentro, e tu non sai che cos’ho dentro io. nella letteratura penso che in un certo senso riusciamo a saltare oltre questo muro. ma è solo un primo livello, perché l’idea dell’intimità mentale o emotiva con un personaggio è un’illusione, un meccanismo creato dallo scrittore attraverso la sua arte. c’è anche un altro livello su cui un testo letterario diventa una conversazione. fra il lettore  e lo scrittore si instaura un rapporto che è molto strano, complicato e difficile da descrivere.
[…]
c’è una specie di “a-ha! qualcuno almeno per un attimo la pensa come me, o vede una cosa nel modo in cui la vedo io”. non capita sempre. sono brevi flash, fiammate, ma ogni tanto mi capitano. e non mi sento più solo, a livello intellettuale, emotivo, spirituale.
la letteratura e la poesia riescono a farmi sentire umano, a eliminare quel senso di solitudine, a mettermi profondamente e significativamente in comunicazione con un’altra coscienza, in una maniera del tutto diversa da quanto riescano a fare altre forme d’arte.

david foster wallace

quando senti la nostaglia di qualcuno che non conoscerai mai – che non esiste più, che ha scelto di togliersi la vita.
quando ripensi alle parole di salinger, quelle che parlano del desiderio di avere quel tale scrittore come amico, per parlarci tutte le volte che vorresti.
ecco, leggere wallace dà proprio questa sensazione.

tutta la vita davanti

non so se ci voglia più coraggio ad andare o a rimanere. non so neppure se si possa parlare di coraggio, di incoscienza, di disperazione. ecco, la disperazione. che uno potrebbe dire: a 27 anni, non puoi permettertela. a 27 anni, hai tutta la vita davanti. e invece io me la permetto perché non ci credo. non riesco a vivere senza pensare di non avere speranze, né riuscirei ad accontentarmi di quelli che sarebbero palliativi.

quasi invidio chi si ferma lì, chi agogna ad avere un mutuo da dividere o vacanze da programmare in due. come se fosse la soluzione e la risposta all’infelicità umana, all’insoddisfazione e all’irrequietezza. li invidio, ma non sono certa che farei a cambio con la loro vita. credo sarei infastidita dall’avere qualcuno accanto senza sentirmi realizzata, soddisfatta e appagata da quello che costruisco da me e per me, per la mia vita. forse sono semplicemente una persona mediocre, destinata a una vita mediocre, a un lavoro mediocre e a un destino mediocre. giganteschi voli pindarici che si traducono in infinite, grossolane stronzate.
coraggio, incoscienza, disperazione. non so cosa prevalga, ora, nella mia vita e nelle mie future decisioni. non ho idea di quanto cuore dovrò mangiarmi ancora, o di quanto veleno dovrò ingoiare per provare a sentirmi viva. per potermi dire ci ho provato, in tutti i modi ci ho provato.
mi sento allo sbando – sono allo sbando – e la cosa buffa è che se non provassi coraggio, incoscienza e disperazione sarei lobotomizzata come voi, tiepida come voi.
insoddisfatta senza averne coscienza e, soprattutto, felice.

metti il caso

metti il caso che nel giro di due mesi la tua vita possa essere rivoluzionata. metti il caso che tu possa trasferirti in un’altro paese europeo. dove parleresti inglese e impareresti il tedesco. metti che lavoreresti in un ente no profit che si occupa di cultura e scambi europei. metti che non avresti più un vero stipendio (ammesso che possa essere considerato stipendio quello che prendi ora…), bensì solo vitto, alloggio, biglietti per i mezzi pubblici e un centinaio di euro al mese. tutto questo, per un anno.
metti che hai 27 anni (quasi 28) e che desideri una vera indipendenza e trovi quest’idea fuori tempo massimo, qualcosa che puoi fare a 20 anni, poi basta. perché non avere un vero stipendio, qualcosa di tuo, sarebbe davvero pesante.
metti anche che l’idea dell’estero l’hai sempre avuta e che sei terrorizzata dl pensiero di averne il rimpianto a vita. metti che vorresti riprendere a parlare inglese sul serio e questa è forse l’unica chance che hai. metti che imparare un’altra lingua straniera ti piacerebbe, eccome. metti che potrebbe servirti, tanto. metti che se non ora, mai più.
metti che non si tratta di scappare: vorresti semplicemente avere possibilità e la speranza di un vero futuro, quello che qui non riesci neppure a intravedere.

ecco, tu cosa faresti?