Archive for 9 aprile 2010

fortunatamente ho ancora il buon senso di mettermi in discussione

anni fa avevo un’amica, perlomeno la consideravo tale. nei momenti per me più difficili non c’è stata molto spesso. a un certo punto è sparita. letteralmente. provavo a chiamarla, a scriverle, senza avere risposta. per mesi e mesi. leggevo il suo blog, leggevo dei suoi viaggi. a me non rispondeva. poi è ricomparsa, ma anche in quei momenti c’era a tratti. con le sue convinzioni ciniche sull’amore, con le sue frasi taglienti sui rapporti nati sul web, con la sua incapacità (diceva) di crederci. ricordo di aver trascorso ore e ore, per anni, spiegandole che si sbagliava, che sarebbe arrivato qualcuno che l’avrebbe guardata come mai era accaduto prima, e sarebbe successo. lei mi guardava diffidente, e non mi credeva. (poi mi ha rinfacciato di avermi ripetuto per ben quattro volte le stesse cose sulla stessa persona, e che si era rotta le scatole. evviva l’amicizia, insomma).

in ogni caso avevo già imparato da tempo a fare a meno di lei. prediligevo, come è naturale e spontaneo che fosse, chi nella mia vita c’era stato nei momenti più difficili: un lutto importante, la decisione di cambiare facoltà, i miei momenti bui.
lei non se ne rendeva conto, ma era come se in un certo senso non c’era già più: aveva deciso di andarsene tempo addietro, e lo squarcio era stato lacerante e irrimediabile. contro la mia stessa volontà.

perché vedi, accade questo: impari a fare a meno di qualcuno, soprattutto se questa persona non c’è, non c’è mai stata davvero, non vuole esserci quando ne avresti bisogno. sì, lo ripeto: impari a farne a meno. e non solo perché te lo imponi. semplicemente accade. anche se non vuoi. anche se ti sembra di estirpare qualcosa di te dal corpo, per sempre. accade. e credimi, è un piccolo miracolo.

la speranza è un essere piumato che si posa sull’anima

la speranza è un essere piumato che si posa sull’anima,
canta melodie senza parole e non finisce mai.
la brezza ne diffonde l’armonia,
e solo una tempesta violentissima
potrebbe sconcertare l’uccellino
che ha consolato tanti.
l’ho ascoltato nella terra più fredda
e sui più strani mari.
eppure neanche nella necessità
ha chiesto mai una briciola – a me.
emily dickinson

ho progressivamente rinunciato a me stessa raccontandomi mille belle favole e ora realizzo che tra il cumulo di cenere che, languido, mi aleggia attorno c’è anche la speranza, mai sentita così lontana ed estranea.

sono nata il ventuno a primavera

sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
così proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
forse è la sua preghiera.
alda merini

quando mi sono trasferita a milano, scrivevo e pensavo che magari un giorno, per caso, avrei incontrato alda merini sui navigli. sono arrivata in questa città in maniera assolutamente ingenua, sprovveduta, incosciente. da ragazzina leggevo moltissimo ma avevo imparato a nasconderlo, perché venivo additata come una ‘strana’. una diversa. dove per diversa si intendeva sbagliata. sono cresciuta nella convinzione di esserlo davvero.

e ho coltivato instancabilmente il desiderio tenace di scappare in un posto dove nessuno mi conoscesse, dove poter respirare l’aria di strade nuove e sconosciute, dove poter assaporare quanto mi era sempre mancato, e che sembrava una colpa. i romanzi, la poesia e la scrittura mi hanno salvato sempre – e non è una frase fatta. l’impatto con milano non è stato facilissimo. una mia carissima amica, tempo fa, mi ha detto: “stai iniziando a vivere come hai sempre desiderato”. e io ho sorriso, perché dall’esterno – per chi non mi conosce davvero – sembrerebbe assurdo e poco veritiero. il mio lavoro non mi gratifica, continuo ad arrivare a fine mese con il fiatone, rientro in una casa che non è solo mia, rivolgo sospiri sognanti a vetrine di negozi per me inaccessibili.

eppure compro tantissimi libri, visito tutte le mostre possibili, ho iniziato ad andare a teatro – con qualcuno o da sola, poco importa. adoro fare cose con me stessa.
la mia curiosità e la sensazione di conoscere così poco di tutto quanto vorrei scoprire mi abbracciano, mi confortano, mi sorreggono nel grigiore di giornate che altrimenti scorrerebbero tutte tristemente uguali e insignificanti.
non so se riuscirò mai a tradurre le mie passioni in un lavoro e certo, potrei rimanere precaria a vita.

ma ieri, a teatro, ho assistito allo spettacolo di licia maglietta, delirio amoroso, tratto dai testi di alda merini. in alcuni momenti sono rimasta letteralmente senza fiato, non riuscivo a respirare di fronte all’intensità di alcuni versi, mi scoprivo tesa sulla poltrona, perché nulla di quello che ho ascoltato poteva lasciarmi indifferente.
e ho avuto come la sensazione che, nonostante non abbia più la possibilità di incrociare casualmente alda merini sui navigli, un microscopico pezzo della mia vita potesse andare al proprio posto.