Archive for 19 gennaio 2010

le (prime) cose belle


dovrei rivalutare tutto dal principio
trovare la forza e l’audacia per farlo
so già che per un momento sarà pieno inverno

carmen consoli

la prima cosa bella e la versione di barney. un film e un libro. entrambi capaci di farmi ridere e piangere, immaginare mondi e volti, provare magoni allo stomaco e nodi in gola. a distanza di giorni, ripenso al film di virzì e ho l’impressione che mi sia stato cucito sulla pelle, che certe sensazioni provate non andranno via, mai. la voglia di rimanere seduta, guardando i titoli di coda e assaporando la cover della canzone che dà il titolo al film, incapace di proferire parola.
il libro di richler: la dedica a inizio romanzo che ho riletto dopo aver terminato la lettura, l’immagine dell’autore in copertina, avere l’impressione che barney e miriam esistano davvero da qualche parte. avere voglia di incontrarli, di implorare miriam di ripensarci, di tornare assieme a barney, che è un cazzone, lo so, ma uno che ti ama così non lo troverai più, miriam mia adorata miriam, lo sai vero?

appunti

perché le persone che potremmo definire normali, quelle in carne e ossa che formano il mondo degli esseri umani come voi e come me, alla lunga, pur malridotte e scolorite, con l’anima ammaccata e la fiducia incrinata, finiscono sempre per riprendersi. la vita continua, non date retta al tango.
martita on my mind, mempo giardinelli

trovo sollievo e conforto nelle pagine dei libri che leggo, nelle storie che mi fanno dimenticare chi sono, nelle emozioni di personaggi che mi sembrano reali e mi fanno immaginare luoghi e sentire profumi e odori.
in alcuni casi, mi pare perfino un privilegio.

colpevolezze

in questo mondo colpevole, che solo compra e disprezza, il più colpevole sono io, inaridito dall’amarezza
pier paolo pasolini


vorrei andare in giro con un cartello: solo sincerità e affetto, grazie. in caso contrario, il mondo è pieno di gente. fate finta che io non esista. vi auguro buon divertimento.
del resto, le aspettative continuano a fregarmi. i magoni, però, durano sempre meno.
chissà, magari è la volta buona che mi inaridisco del tutto.

il corpo ha sempre una via di fuga

to be nobody but yourself in a world which is doing its best, night and day, to make you everybody else means to fight the hardest battle which any human being can fight; and never stop fighting
e.e. cummings


sparsi:

l’ultimo film di soldini in uscita a febbraio, con alcuni attori che mi piacciono tantissimo, come giuseppe battiston e alba rohrwacher. ho visto tutti i film di soldini e neppure uno mi ha mai deluso. il mio preferito è pane e tulipani. di una delicatezza disarmante.

– i biglietti per il concerto di cristiano de andrè, con lei. l’idea di ascoltare le canzoni di faber, e da una voce che farà sicuramente venire i brividi, mi rende felice.

– un week end tra bologna e firenze con lei e lei, e penso: ma che bello.

lo spettacolo di neri marcorè, un certo signor g. quasi superfluo da aggiungere, ma adoro neri marcorè e gaber, insomma, è gaber. e manca sempre un po’.

– la voglia, il bisogno, il desiderio di comprare libri e libri e libri. averne letti sette in nove giorni, e non averne mai abbastanza.

una stanza tutta per me che mi sta facendo rinascere. un letto enorme, un armadio che mi fa tirare un respiro di sollievo, i muri da riempire di locandine e poesie. senza tralasciare la presenza della lavatrice, eh.

– stordirsi di cose da fare, vedere, ascoltare per arrivare la sera troppo stanca per pensare. un po’ funziona.

– smettere di sentirmi interscambiabile e sacrificabile mi farebbe stare meglio.

– il cuore, e il corpo, a un certo punto trovano un modo per sopravvivere. almeno credo.

perché se vuoi i colori, stai attenta a te (cit.)

c’è stato un tempo in cui credevo ciecamente nella buona fede altrui. un tempo in cui pensavo che le parole, e non solo gli occhi, non potessero, né volessero, mentire.

non ho mai avuto freddo come nell’anno appena terminato.
brividi gelati mi hanno attraversata in estate e in inverno.

a dicembre avevo voglia di allungare la mano e raccogliere, per un fugace istante, qualche fiocco che cadeva.
il silenzio della neve, la calma apparente, la tranquillità in superficie: tutto cristallizzato, per nutrire l’illusione che potesse durare.
ti prego, ancora un minuto. ancora un’ora. ancora un giorno. potrei implorare me stessa, e non servirebbe a nulla, vero?

dicembre come fine dichiarata delle cose.
gli intenti correvano sottoterra da tempo, appena accennati. ma, si sa, è confortante credere ciecamente in qualcosa di bello. o anche solo umano, onesto.

all’apparenza, ho perso moltissimo. invece, senza l’ombra dolorosa della tua assenza, potrei sorridere.
il resto è solo zavorra di cui mi sono liberata.
mai come ora non ho voglia di guardarmi indietro.