Archive for 20 settembre 2009

cose semplici e banali (in teoria)


chiedere come stai? non per pura formalità. ascoltare la risposta e guardare l’altra persona negli occhi;
avere voglia di trascorrere del tempo con un’amica che sai star vivendo un momento difficile;
combattere la pigrizia mentale e la routine;
non avere paura di ammettere la propria solitudine (ma non parlarne, onde evitare di scivolare nella inutilità numero uno);
trascorrere un pomeriggio al parco tra libri musica e telefonate;
rendersi conto che certe amicizie rimarranno sempre, e non per le serate assieme, ma perché vi accomuna la voglia di andare oltre, che annulla le distanze e invece fa sentire lontane ed estranee le persone vicine;
andare al cinema da sola, guardare un film che fa ridere, riflettere e anche emozionare, alla fine. uscire dalla sala sentendosi incredibilmente bene;
mangiare più cioccolata di quanto potrebbe (o dovrebbe) esserne consentito;
ascoltare de andrè ed emozionarsi come non mi capitava da molto tempo;
constatare che la teoria e la pratica delle cose – amicizie, amori, rapporti professionali – non coincidono quasi mai, ma ricordarsi che questo non è un buon motivo per non rimanere delusa dalle persone (classificabile, del resto, come inutilità numero due);
alzare le braccia e dichiarare resa nel cercare di comprendere gli altri. ho la vaga sensazione che l’essere buona sia fonte di ogni delusione possibile;
appuntarsi che sentirsi soli è essere soli e che più sei innamorato di qualcuno più è difficile dirglielo, pensieri tratti da ogni cosa è illuminata.

non so se ogni cosa sia illuminata., probabilmente no. ma se in questo momento, per me, è difficile trovare pensieri felici, voglio cercare perlomeno di gettare luce intorno, quanto più possibile.

settembre

settembre catartico e quasi primaverile; settembre metafora di nuovi inizi nei quali si vuol credere appassionatamente, come quando, lasciandoti stringere da qualcuno, ti ci abbandoni con l’entusiasmo e la fiducia delle prime volte.
io mi sto perdendo in diversi progetti che vorrei coltivare: probabilmente non avrò né il tempo né il modo per realizzarli, ma provo a costruire strade alternative. ne ho un disperato bisogno. nel mondo lavorativo e personale.

in questi giorni, a mantova, c’è il festival della letteratura. se non fosse che me ne sono ricordata troppo tardi e le prenotazioni per i biglietti sono già esaurite, domani ci sarei andata. da sola. avrei girato per il centro della città – che dicono essere bellissimo –, mi sarei fermata ad ascoltare gli incontri più interessanti, avrei cercato di cogliere spunti e scintille stimolanti. immaginando l’ipotetico programma, mi sono resa conto che da troppo tempo non faccio qualcosa da sola. e mi manca.
guardandomi allo specchio, a volte sono a disagio. e non (solo) perché i jeans, ultimamente, mi vanno un po’ stretti. soprattutto perché sono annoiata.
forse sarebbe meglio dover combattere la tristezza.
riuscire a non lasciarsi sopraffare dall’insoddisfazione è più arduo. l’insoddisfazione è subdola: si infiltra in quello che sei e fai e non lascia tregua. così anche la sottile malinconia che mi accompagna sempre e mi fa sentire vicino a te in un modo che non riesco a spiegare. più che un modo di vivere, credo sia uno stato d’essere. che, pur affrontando, talvolta sa ferire e lasciare storditi.

la solitudine intima evince dalle belle persone che puoi avere attorno e non la si può che accettare. aggirandola con furbizia. consapevole che potrebbe tenderti un agguato all’improvviso, e per questo continuare a stare all’erta, circondandosi di quanto possa aiutare a non lasciarsene travolgere, deve essere un esercizio quotidiano.

tutto quello che ho di te

e il vento passava sul tuo collo di pelliccia
e sulla tua persona e quando io,
senza capire, ho detto sì
hai detto “è tutto quel che hai di me”
è tutto quel che ho di te
de gregori, rimmel

la sera, prima di addormentarmi, scrivo lettere bellissime nella mia testa e mi auguro di non dimenticarle la mattina seguente. al risveglio le ricordo. e le trovo inappropriate. per pudore, forse, o perché sono un’analfabeta affettiva: non riesco a esprimere i miei sentimenti.
l’incapacità a esternare le emozioni fa paura: doverle andare a ricercare in mezze parole, in sguardi diretti o nascosti, in silenzi nei quali ascolti l’altro respirare è un lavoro complicato. sarebbe più facile agire come gli struzzi. poi dimenticare e andare oltre.
interpretare e lasciare interpretare i non detti, combattere contro fantasmi che non si conoscono, abbracciare in silenzio; l’intelligenza degli occhi scuri, la fragilità che ho imparato a conoscere, l’irruenza delle tue parole non voglio siano tutto quello che ho di te.