Archive for 16 agosto 2009

quel che rimane

riempio le mie giornate di parole lette e ascoltate, ritagliandomi lo spazio normalmente rubato dal lavoro e dalla stanchezza. parlo quasi unicamente con mia sorella e non me ne dispiace.
non sento la mancanza di nessuno, come se mi trovassi in una realtà distante e tutto fosse sfocato.

non mi aspetto che qualcuno mi pensi o mi chieda come mi senta. questa consapevolezza neppure mi amareggia; mi lascia stupita la mia stessa indifferenza.
è difficile essere davvero felici per qualcuno; è difficile essere, per qualcuno, quello che l’altra persona vorrebbe quando ansia e panico paiono risucchiarla.
si agisce spesso in buona fede e probabilmente è capitato anche a me di farlo. eppure penso di aver sempre avuto un pensiero per te, o per te, o anche per te. ma non importa.
quasi tutto scorre senza lasciare traccia dietro sé: sopravvive solo un vago ricordo di quello che è stato, o poteva essere, prima di un’incomprensione, di un torto, di una parola fraintesa. di un silenzio di troppo. di una malcelata irritazione verso quanto si è detto o ascoltato; di un’assenza che talvolta pesa inesorabilmente.
continuo a chiedermi se non sia io a vivere e sentire tutto in maniera amplificata. mi chiedo come sarebbe smettere di nuotare nella malinconia, nell’ardore di chi crede sempre troppo intensamente, nel mio sentimentalismo.

le stanze senza te non mi impediscono di illudermi di trovarti dietro una porta, sul divano o nascosta chissà dove. guardo qualche tua foto e non so cosa darei per rivederti.

è un agosto difficile, segnato dalla consapevolezza di avere me e solo me. senza più voler fare affidamento su nessuno, senza illudermi che qualcuno possa sentirmi. non condanno nessuno, forse non saprei farlo neppure io.

l’empatia è una colossale stronzata, ed esserci arrivata – anche se dopo anni – mi sembra tutto sommato un buon risultato.

living in my own world

jules_et_jim

penso di stare vivendo, almeno in parte, l’adolescenza che non ho mai conosciuto.

milano è deserta e silenziosa. ho un aereo che mi aspetta domani e la percezione che, in queste tre settimane, mi sentirò fuoriluogo. è una sensazione che ho sempre avvertito e che ora posso testimoniare. senza che nessuno mi dica: vivi in un mondo tutto tuo, chissà cos’è che cerchi. solo perché certe dinamiche e modi di pensare mi hanno sempre dato i brividi. mi chiedo se mi sentirò quasi a disagio, in una realtà che non mi è mai appartenuta. rivedendo persone che sono sempre state diverse da me.
vorrei poter cammuffare i miei occhi per non trasmettere la sensazione di estraneamento totale verso vite che non capisco e in cui non riesco a immedesimarmi.
eppure non potrei vedermi in nessun altro modo che questo.
con un lavoro incerto che mi permette, comunque, di scrivere.
con i difficili equilibri con le coinquiline. con la voglia assoluta di andare a vivere da sola.
con i batticuori che non mi abbandonano, ancora.

continuo a sentirmi sempre più lontana da tutto quello che ha fatto parte della mia vita e provo anche un vago senso di colpa. ma non posso farci nulla.
c’è chi segue un percorso di vita lineare e logico; chi riesce a ritagliarsi finestre d’aria tra quanto le è sempre andato stretto.

con gli anni cambiano le prospettive, è vero. ma possibile che si arrivi a non desiderare più nulla di quello che si è sempre professato?

io, se rinnegassi me stessa, avrei sempre paura di guardarmi un giorno allo specchio e trovare così tanti rimpianti e rimorsi da sentirmi soffocare.