Archive for 11 luglio 2009

questione di prospettive

penso spesso a quanto amo questa città. un amore transitivo, in un certo senso. pulito e irrazionale. l’ho amata subito e non smetto, ancora.
la amo anche perché spesso viene detestata. una città grigia, fredda, incolore – dicono. una città frenetica, dove non si respira – aggiungono. non esiste un cielo blu – afferma qualcun altro. palazzi e palazzi e neppure un po’ di verde – ancora.

e io, in quei momenti, la amo ancora di più. vorrei quasi difenderla da tutti quelli che la disprezzano ma che qui vivono e lavorano. non è una città che si fa amare facilmente. è come una donna austera, altezzosa, schiva. arrogante. che non abbraccia. al contrario, cerca di respingere. ma se la guardi attentamente, con gli occhi di chi non ha pregiudizi, con lo sguardo di chi sa andare oltre, puoi trovarci una bellezza nascosta, che lascia sorpresi ed emozionati.
mi spingo a dire che sa essere una città romantica. non al modo di parigi o venezia. ovvio. ma sprazzi di romanticismo le fanno da contorno, soprattutto nelle giornate d’inverno.
e così penso che la amo.

la amo perché, ogni volta che arrivo davanti al duomo, mi emoziono. e rimarrei a guardarlo per un tempo indefinito. la amo perché è la città della mia seconda vita. la amo perché è testimone dei miei sforzi, delle mie sconfitte, delle mie ostinate speranze e convinzioni. la amo per le sue strade, i suoi palazzi, i suoi scorci che non sono tristi, né uguali, né scontati.

questione di prospettive.

è la città in cui ho deciso di vivere, che continuo a voler conquistare e che continua a stupirmi.
è la città che ha cambiato la mia vita, che mi ha fatto conoscere e vivere persone importanti, senza cui, adesso, non saprei immaginarmi.
è la città del sapessi com’è strano sentirsi innamorati a milano.
è la città dell’accento milanese improbabile da scovare ma che per me è – addirittura – speciale.
è la città dei navigli di alda merini, di luci a san siro di roberto vecchioni, delle canzoni di giorgio gaber.

è la città che, con un pizzico di rimpianto, avrei voluto vivere anni e anni fa, quando – mi raccontano – tutto era molto più vivo, più impegnato. ora posso raccogliere solo poche briciole, specchio del declino dell’Italia tutta.

ma è la città che mi fa sentire a casa. e io la amo con l’ardore e il per sempre dei primi amori.

progetti per il futuro

smettere di stare male. smettere di accumulare stress e nervoso per colpa altrui. smettere di torturarmi per quello che non posso avere perché vivo in una città pazza e sono sottopagata. smettere di pensare a quello che non ho avuto e probabilmente non avrò mai. smettere di ascoltare le persone che con calma zen ti raccontano che la felicità bisogna trovarla dentro di sé o qualche altra cazzata del genere. smettere di avere a che fare con persone che, con ostentazione o velatamente, si sentono migliori. smetterla con chi ti parla del proprio meraviglioso lavoro, della propria meravigliosa casa, del proprio meraviglioso fidanzato. smetterla con chi ti delude, con chi ti ferisce e neppure se ne accorge.

smetterla con chi parla perché è facile parlare, smetterla con chi non sa un cazzo e pontifica, smetterla con chi non ha mai avuto problemi economici e non sa cosa vuol dire far parte di chi davvero alla quarta settimana ha problemi nel fare la spesa alimentare. basta con lo stare male perché io non arriverò mai. basta con chi dice di volerti bene a parole – le parole, quelle veramente non mi servono a un cazzo.

basta stare male per l’insoddisfazione, perché ho quasi 27 anni e neppure una mia stanza, perché non sono mantenuta dai miei genitori, perché devo e posso vedermela solo da me. basta stare male perché è facile andare in vacanza quando non hai da pagare un affitto e mille altre cose e chissà quand’è che potrò andarmene io in vacanza. basta stare male perché sono sottopagata, sfruttata e non considerata, basta stare male perché nulla mi appassiona più davvero, basta stare male perché vorrei svegliarmi felice per il mio lavoro, o anche solo per il team di lavoro.

basta stare male perché ho una coinquilina che si ricorda di studiare la notte in camera e non posso dirle ma vattene a fanculo. basta stare male perché un pezzo della mia vita non tornerà più e i singhiozzi non bastano mai, arrivano all’improvviso e sembrano infiniti.
basta stare male per questi e mille altri motivi perché ieri notte ho provato sulla mia pelle cosa vuol dire accumulare tutto lo stress e il nervoso e sono certa che, continuando così, finirò per ammalarmi seriamente.