Archive for 19 marzo 2009

sparsi

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quest’aria di primavera non ti mette di buon umore? mi ha chiesto lei in una mail.
non saprei dirlo. è come se dentro me imperversassero tutte le stagioni, contemporaneamente. alla quasi euforia di alcuni momenti pieni e vivi si sostituisce, talvolta all’improvviso, un’intolleranza acuta e fastidiosa verso quanto non voglio neppure provare a capire.
mi reinvento, ma sono anche, sempre, la stessa: le sfumature tra bianco e nero, nella mia vita, continuano a essere poche. resistono solo quelle essenziali e meritate. è quasi buffo ammettere che, in fondo, i propri pregiudizi e i propri preconcetti hanno un fondo di verità inoppugnabile.

delusa, ma non sconfitta. quello no.

funambola in una città altera, austera, dalla bellezza nascosta e dalle difficoltà talvolta soffocanti – dove sto imparando a vivere da sola, cercando di rimanere a galla tra i conti per l’affitto, le bollette e tutto il resto, con la paura di non arrivare a fine mese e l’orgoglio di pensare che nulla mi è stato regalato, mai.
sparsi, trovo la voglia di comprare libri e ancora libri – poche cose mi riempiono di una felicità più grande di questa; le lunghe camminate al parco con l’odore dell’erba che mi proietta in altri dove e quando; gli alberi che fioriscono e mi sembra di essermene accorta tardi, dove guardavo prima?; la voglia di sbronze allegre e di musica nuova nelle orecchie.
ci sono anche l’irritazione verso chi non capisce, perché non può o non vuole; la paura e l’ansia di rimanere senza lavoro tra due mesi.

il petalo bianco e il cremisi mi ha rapito nelle descrizioni della londra vittoriana, continuando a farmi pensare ai personaggi del romanzo anche dopo aver chiuso l’ultima pagina del libro. come se avessero permeato la mia stessa pelle, entrando a far parte di me. sensazione calda e confortevole di sentirmi a casa, in quel mondo poco compreso ma talmente intenso da non poterlo descrivere.

non sopporto facebook, l’italiano sgrammaticato, la banalizzazione dei sentimenti, i manuali di istruzioni per l’uso per la vita, l’incapacità di affrontare di petto ogni situazione. chi rimane in silenzio, chi acconsente con viltà, chi gode degli insuccessi altrui.

non so se posso essere definita asociale: le persone mi piacciono. ma poche. quelle che dico io. e alla fine ritorno a quello che pensavo anni e anni fa, chiusa in una stanza che mi soffocava: io voglio persone con cui poter parlare di tutto, in uno scambio e una condivisione continua e reciproca. dove parlare è anche il silenzio di una camminata, dove ridere è un modo per scoprirsi e capirsi, dove un pensiero svela un frammento della propria intimità.

e sono contenta, perché persone così esistono e io ne conosco qualcuna.

nelle giornate primaverili

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nelle giornate primaverili, o che annunciano la primavera, non si dovrebbe essere tristi.
non si dovrebbe stare male.
dovrebbe essere vietato.
ci si dovrebbe vestire – ad esempio – con gonne colorate e allegre.
bisognerebbe sorridere, andare al parco, visitare mostre, fare lunghe camminate, mangiare un gelato, raccontarsi, scoppiare a ridere all’improvviso per qualcosa di buffo e divertente.
la tristezza non dovrebbe esistere.

***

stare male o sentirsi tristi in giornate in cui il sole illumina (beffardo?) la stanza da cui non esci fa sentire terribilmente colpevoli. è libertà di cui non si sa godere, e che – quindi – probabilmente non si merita.