Archive for 28 novembre 2008

broken heart(s)

mattine lievi da passare abbracciati e pomeriggi di risatemomenti in cui ‘non è successo niente, non importa’e ci saranno altri sorrisi e altre forme di amoree diventerà parte di cose passate, di quelle cose che affioreranno solo nei brutti sogni(e amerai con tutti i pezzi che ti saranno rimastie saranno avvolti, uno a uno, da una membrana spessa di dolore)ma un cuore spezzato rimane sempre un cuore spezzato e rimane ben ancorato in quegli interstiziil momento in cui è andato in frantumi

un cuore spezzato è un cuore spezzato
poi ci sarà la colla, il nastro adesivo, pure il superattack
tutto quel che l’uomo ha inventato per riparare un danno irreversibile:
mattine lievi da passare abbracciati e pomeriggi di risate
momenti in cui ‘non è successo niente, non importa’
e ci saranno altri sorrisi e altre forme di amore
e diventerà parte di cose passate,
di quelle cose che affioreranno solo nei brutti sogni

(e amerai con tutti i pezzi che ti saranno rimasti
e saranno avvolti, uno a uno, da una membrana spessa di dolore
)

ma un cuore spezzato rimane sempre un cuore spezzato
e rimane ben ancorato in quegli interstizi
il momento in cui è andato in frantumi

tutta la vita davanti

mi interrogo sul senso dello studiare, dello sbattersi, del cercare in tutti i modi di costruirsi un futuro dignitoso, magari lontano da casa e magari anche abbastanza gratificante da poterti permettere ogni tanto un bel vestito, un viaggio, una cena in un ristorante o una sera a teatro senza dipendere più dai tuoi genitori, ché a un certo punto non si può davvero più.

tutta la vita davanti: recita così il titolo di un film di qualche mese fa che offre uno squarcio dell’universo del precariato attraverso il mondo dei call center (esattamente dove finirò a breve, di questo passo).
io questa grande vita davanti non la scorgo affatto. io vedo sacrifici, lavori sottopagati, delusione. quello che mi sconvolge e preoccupa e spaventa maggiormente è la mancanza di fiducia nei confronti del futuro. è la consapevolezza che spesso vai avanti se sei raccomandato (per esperienza molto vicina a me ho visto che più che un meccanismo soltanto meridionale, è un meccanismo italiano) o sei hai la fortuna di avere chi può aiutarti sempre e comunque, garantendoti almeno un minimo di serenità senza che il rimanere disoccupata assuma i contorni di una piccola tragedia.

mi pare sempre più evidente che i margini per la meritocrazia e gli stipendi decenti siano veramente irrisori e non è difficile sentirti una delle tante sfigate che deve fare anche più lavori per arrivare a fine mese, spesso senza gratificazione alcuna. magari sentendoti anche dire che sei brava, eh, ma è meglio che tu cerchi altrove un’opportunità professionale (sebbene la definizione di ennesimo stage sottopagato sarebbe più onesta e veritiera).

lo spazio per le passioni e per i pensieri stile l’attimo fuggente, poi, è meglio metterli da parte per non correre il rischio di sentirti troppo mortificata. 

in questo paese io non vedo speranza.
e sono arrabbiata per tutte le ingiustizie che ci sono e verso tutti coloro  che non hanno mai dovuto preoccuparsi di nulla perché c’era chi provvedeva per loro.

(intanto, se qualcuno che passa da qui è a conoscenza di opportunità lavorative – anche stage, s’intende – nel campo editoriale e redazionale, a milano ma anche altrove, e volesse informarmene, gliene sarei molto, molto grata)