Archive for 23 luglio 2008

di jazz, amélie e tempo che scorre

now it’s closing time, the music’s fading out
last call for drinks, I’ll have another stout.
turn around to look at you, you’re nowhere to be found,
I search the place for your lost face,
guess I’ll have another round
and I think that I just fell in love with you –
Tom Waits

 

guardo telefilm americani, organizzo aperitivi, vado a pranzo con le mie colleghe di lavoro, compro più libri di quanti ne riesca a leggere (ma è comunque bellissimo). ho visto bollani in concerto e mi sono perdutamente innamorata del suo genio e dell’incanto che sprigionano le sue mani sul pianoforte. il concerto si inseriva nel festival jazz organizzato all’arena e a me fa sorridere pensare che fino a qualche mese fa, quasi un anno fa ormai, non avrei immaginato mai di vivere a milano, di affacciarmi dalla finestra di casa e vedere l’arco della pace e di andare a un concerto che avesse a che fare con il jazz. ascolto a ritmo alternato tom waits, baustelle e per l’appunto bollani, rido e scherzo molto in ufficio con le mie due colleghe, ricevo complimenti dai miei capi per come scrivo (sapete, io avrei voluto vivere di scrittura), dall’ultima volta in cui ci siamo visti sono cambiate alcune cose. ho iniziato a lavorare nell’agenzia in cui mi trovo attualmente, ho terminato il master, ho conosciuto nuove persone, mi sono sbronzata diverse volte, ho stretto rapporti che quasi potrei iniziare a definire di amicizia, ho scoperto nuova musica, ho pensato di vivere benissimo senza di te, ho cancellato due anni di blog, ho incontrato per strada un ragazzo in bicicletta e una ragazza era seduta accanto, tra lui e il manubrio, ho pensato a una delle scene finali di ameliè e ho sorriso perché l’idea che ho dell’amore può essere racchiusa in un’immagine del genere, che è semplice e poetica, e io in fondo ci credo ancora. penso a quando mi hai detto, la notte di capodanno, che qui avrei iniziato una nuova vita, che avrei conosciuto molte persone, che sarei uscita con ragazzi molto più interessanti di te e che tu saresti stato un ricordo lontano. vittimismi a parte, dopo quasi otto mesi mi sento più grande, più disillusa, più triste, più sorridente, più consapevole ma i miei occhi sono identici a quelli che ti guardavano il 31 dicembre in un modo che non saprei ma che sento doveva essere molto bello. e se solo tu l’avessi voluto io ti avrei guardato in quella stessa identica maniera per non so quanto tempo, ma anche io ho smesso di raccontarmi delle favole, o perlomeno ci provo. e mentre cerco di vivere nel miglior modo possibile nonostante uno strazio silente mi squarci attimo dopo attimo senza tregua, penso che se non posso avere te allora non voglio nessuno, che solo il pensiero mi nausea. e allora vedi, alla fine avevi ragione tu, sono proprio una bambina.

le conseguenze dell’amore

(paolo sorrentino, le conseguenze dell’amore)


poi possiamo raccontarci tutte le cose più convincenti e belle del mondo. possiamo uscire con le nostre amiche, possiamo ridere e sentirci sollevate a tal punto da pensare: ecco, sta passando. possiamo andare in giro per negozi, possiamo trascorrere ore in librerie, possiamo programmare concerti che aspettiamo da tanto, possiamo ubriacarci, possiamo convincerci che sì, va meglio. possiamo pensare che nel nostro presente c’è tanto di quello che desideravamo fino a qualche tempo fa e che dovremmo esserne contente e orgogliose. possiamo parlarne con quello che ci sembra quasi distacco, possiamo sorridere incontrando per strada un ragazzo bellissimo, possiamo ricordarci che forse ce l’abbiamo davvero tutta la vita davanti, possiamo pensare che i nostri sorrisi sono belli e sinceri e che il resto bisogna lasciarselo alle spalle una volta per tutte. possiamo esserne talmente convinte, in certi momenti, da sentirci onnipotenti, da desiderare l’essere messe alla prova, tanto siamo sicure di quello che diciamo. tanto da pensare: ce la sto facendo. sensazione di euforia, di leggerezza, quasi di felicità.

negli ultimi giorni ho nutrito insistentemente una sensazione di annientamento cosmico talmente intensa e totalizzante da farmi cessare subitamente ogni presa in giro verso me medesima. ho capito che non deve esserci fretta di pensare di stare meglio. ho capito che la sensazione di benessere che ogni tanto – per fortuna – mi pervade non può sostituire o porre rimedio a qualcosa che c’è, è tangibile, non c’è stella che tenga, o progetto, o calore umano, o certezza di avere fatto tutto il possibile per difendere qualcosa che non sai più se essere stato reale, e quanto.

e può sembrare sciocco, infantile, immaturo. quel che è. io però odio – odio – chi si permette di giudicare il dolore altrui. intanto ascolto de andrè, passerà anche questa stazione, passerà questa pioggia sottile come passa il dolore, e a queste parole mi arrabbio, non so mica bene perché. 

no alarms and no surprises

no alarms and no surprises
silent, silent
this is my final fit, my final bellyache with
no alarms and no surprises,
no alarms and no surprises
no alarms and no surprises, please

radiohead, no surprises

il cuore gonfio per troppe cose, le lacrime che lascio scendere solo quando sono sola, rimanere a guardare il mare in silenzio, i capelli che profumano di salsedine, la laurea di mia sorella, l’ennesimo treno che stanotte mi riporterà a milano, non so se riuscirò mai a dimenticare tutto il dolore che ho provato in questi sei mesi, sono poche le persone che non perdonerò mai e tra queste c’è chi per anni e anni ho considerato amica e che mi ha voltato le spalle non appena ha raggiunto quello a cui anelava e rinfacciandomi quello che un’amica non rinfaccerebbe mai (provo molta nausea), mi sento sempre più senza radici, i post dell’ultimo anno sono stati scritti pensando a qualcuno, parlando di qualcuno, spesso in maniera talmente lieve e dolce da non averne quasi percezione però è davvero tutto racchiuso lì, e trovo molto triste (e deludente e desolante) che di tutto questo mio scrivere l’unica cosa che sia risaltata è una frase arrabbiata e più esplicita delle altre di qualche scritto precedente, sì, credo non riuscirò mai a dimenticare tutta quella tristezza, sarò masochista ma la milano nevrotica e irrespirabile sento nella pelle che mi manca, la città incantata è un cartone animato bellissimo che mi ha fatto commuovere molto, mi chiedo se abbia ancora senso che io scriva su questo blog, probabilmente no, molti mesi fa sulla moleskine nera che ho abbandonato scrivevo di una consapevolezza, quella che qualcuno mi avrebbe spezzato il cuore, ma il masochismo e l’ardire non (mi) riescono a fermare mai, conosco me stessa fin troppo bene purtroppo, e non so se sia più un bene o un male agire quasi solamente di pancia (sicuramente un male, ma datemi l’illusione del dubbio), quando torno giù a casa mi piace scoprire i libri nuovi tra gli scaffali, domani mattina sarò di nuovo nel mio ufficio e domani sera dormirò di nuovo in un posto che sento un po’ casa, se qualcosa andasse bene a fine anno potrei pensare di andare a vivere da sola, ho voglia di di persone *belle* e di sorrisi *belli* e soprattutto di cuori pulitino surprises dei radiohead la ascolterei per ore e ore e c’è una poesia di beckett che ho attaccato sul muro della mia stanza, parla di amore ed è di un’intensità e una verità bruciante da far male.