Archive for 22 aprile 2008

dello sgusciare via

tutto quello che si vorrebbe dire ma che rimane senza parole tra gli anfratti del cuore e del corpo. un libro letto tutto d’un fiato, il profumo delle fragole e della primavera anche sotto la pioggia, lo stupore dell’inatteso. un’amica da abbracciare tra pochi giorni, un ufficio da cui scappare as soon as possibile, un master agli sgoccioli che ti ha regalato risate e sorrisi e persone *belle* sentite vicine in questa città che sembra lasci poco spazio ai rapporti umani. la voglia di non lasciare nulla di intentato e di tendere costantemente a tutto quello che si avvicina al sentirsi bene, alla leggerezza, al desiderio di far sorridere qualcuno. l’ansia dei cambiamenti. la tenerezza dimenticata. la paura della delusione, la paura della disillusione, la paura del tradimento d’anima, la paura di fidarsi di qualcuno, la paura di abbandonare le proprie difese, la paura degli errori, la paura della solitudine, la paura di essere ingannata. le contraddizioni apparenti che sono slanci a metà, penne lasciate a mezz’aria, parole dette talmente piano da non essere udite. l’ennesima conferma che l’amicizia esiste. le nuvole belle da guardare e una strada diversa da voler percorrere per ritagliarsi i propri pezzi di cielo e sgusciar via da quanto soffoca e ferisce e non lascia spazio a quello che davvero siamo (il frequente non pensare mai che a volte c’è qualcuno in grado di vedere frammenti di quello che siamo, o anche solo sentirli, prima di noi stessi).

prendiamo treni, e aerei, facciamo traslochi, cambiamo amori, letti, finestre, strade, e siamo sempre allo stesso identico punto. prigionieri in movimento continuo. diavoli in cerca di un foro attraverso il quale finalmente sgusciare via.

simona vinci, stanza 411

dell’italia

desolata. amareggiata. imbarazzata. incredula. mi ripeto che no, non può essere possibile che riavremo lui come capo del governo. non può essere possibile che la lega abbia ottenuto così tanti voti. non può essere possibile che gli italiani siano così imbecilli da credere ancora a promesse di aria fritta. non riesco ad accettarlo e non so se possa essere possibile continuare a vivere in un paese dove colui che dovrebbe rappresentarci, tra le altre cose, suggerisce alle precarie di sposare qualche miliardario. viva l’italia che resiste, ma resistere inizia ad apparire sfiancante ma soprattutto inutile.

anche se voi vi sentite assolti, siete lo stesso coinvolti

faber

my blueberry nights

e così cambiano le prospettive. passi molto più tempo nelle librerie sentendoti di nuovo a tuo agio come non accade in nessun altro luogo, guardi film romantici (belli), ti rendi conto con estrema lucidità che non imparerai mai a cucinare, cancelli numeri di telefono senza rammarico, sostieni nuovi colloqui di lavoro, ti accorgi di sguardi a cui prima non prestavi assolutamente attenzione. (sono sempre la stessa? sono cambiata? cosa ho perso finora, e quanto?) 

c’è ludovico einaudi in concerto tra qualche giorno e vorresti andarci, anche se da sola. qualcuno ti ha fatto scoprire un bellissimo festival cinematografico. sei andata con una persona nuova a una di queste proiezioni e c’erano due cortometraggi bellissimi e un film argentino duro e delicato che ha lasciato un segno fatto di parole e racconti reciproci fuori dall’auditorium. mi mancava molto qualcuno con cui condividere le sensazioni suscitate dalla visione di un film, e mi sono resa conto che a volte ci si dimentica di quasi di tutto quello che ci manca, finché non ritorna a sfiorarci, ed è come se in quel momento ci fosse un’epifania – una delle tante che in questi giorni pare attraversarmi. prima di tornare a casa, ieri notte, ho passeggiato da sola per le strade del centro sotto una pioggia sottile e insistente e mi sentivo leggera.
ho pensato che quando ho deciso di trasferirmi in questa città non riuscivo ad immaginare nulla di come sarebbe stato. sono partita a due settimane dalla mia laurea (andrò via non appena mi sarò laureata. quante persone hai ascoltato pronunciare queste parole? tu però l’hai fatto davvero, e di questo ne sei contenta) e neppure una volta ho provato una benché minima esitazione circa le mie decisioni. 

continuo a commettere errori ma sento di star crescendo. mi sento molto simile alla protagonista di my blueberry nights nel momento in cui la sua compagna di viaggio le  butta in faccia la sua incredibile capacità di credere sempre nelle persone. e lei ne è consapevole e felice. la vita non è (solo) nei film, e infatti un barista come jude law che ti offre torta di mirtilli e aspetta mesi il tuo ritorno non esiste nella realtà, eppure credo ci siano persone che conservino intatte o comunque integre le capacità di credere, istintivamente, e di donare qualcosa di sé come se fosse naturale, oserei dire ovvio. perché è così che si vive, punto. 

non mi piace la pioggia di questi giorni perché mi ricorda gennaio, e non ho voglia di ricordarlo. voglio immaginare un aprile luminoso e profumato, un maggio colorato e poi chissà. chissà se sarà ancora milano, o forse londra, o se invece sarebbe bello scoprire quanto new york sia strabiliante così come raccontano in tanti.

ho appeso al muro della mia camera un’immagine di massimo troisi ne il postino, una poesia di bukowsky e la fotografia del mare più blu che io abbia mai visto.

ho voglia di roma, di fragole, di mare e di baci.
rimanere ferma un istante a guardare tutta la strada percorsa, sorridere e riprendere a camminare.

after the same rainbow’s end

io non sono una persona dolce. io sono imbarazzantemente sentimentale e trasparente se solo mi si guardasse negli occhi. ma non sono dolce e neppure buona. io non perdono quasi mai. l’odio è un sinonimo dell’amore, dice qualcuno. e la rabbia è complementare alla delusione, forse. quello che in alcuni momenti più odio di me rimane comunque l’ingenuità. la fiducia incondizionata che riesco a nutrire. sono i sorrisi spontanei quando credo in qualcuno che mi fottono, lo so, assieme al mio credere così ciecamente e totalmente nei sentimenti da non riuscire ad averne paura, mai. da non riuscire a non considerare uno spreco di vita il non amare e il non lasciarsi amare. e sì che dovrei sapere che queste parole fanno più paura di tante altre. io sarò davvero stupida, ma non ci arrivo proprio a comprendere una cosa del genere né voglio farlo. e invece ne continuo a parlare, e continuo soprattutto a crederci, e me ne fotto di tutto e tutti. se questo vuol dire perdere, aver perso, continuare a perdere, va bene. continuerò a perdere. a leggere poesia, a credere nella tenerezza e a desiderare qualcosa che non esiste. sarà sempre meglio di galleggiare nella merda del disamore e tra cuori rattrappiti, comunque sia.

io non perdono quasi mai. mi emoziono per strada ascoltando una canzone, guardando il verde degli alberi del parco vicino casa, sedendomi in tram accanto a una signora che potrebbe essere mia nonna se solo ci fosse ancora, osservando un padre sorridere a suo figlio, desiderando per un istante un luogo in cui non si cresce mai e si rimane bambini con i propri genitori a proteggerci e coccolarci, scoprendo in questa città degli scorci bellissimi e inaspettati che sono uno dei motivi per cui mi sta catturando, pensando che certe persone non mi hanno lasciato sola in questi mesi così strani per me, nei quali sono stata spesso insopportabile e distante, ed era il momento in cui avevo più bisogno della loro presenza, e non mi hanno voltato le spalle, e di questo ne sarò loro sempre grata. sono difficile, e complicata, ed estremista. e non ho nessuna di intenzione di cambiare. di scendere a quei compromessi che ho sempre disprezzato. di contornarmi di vite assaporate a metà, di tutto quello che non è passione, sincerità, purezza. io cado ma continuo a guardarmi intorno. sono un’araba fenice, sempre.

e lucidamente, davanti a me, vedo una vita senza di voi che mi avete delusa, ferita e tradita. sì, tradita. come se fossi una sconosciuta, come se non vi avessi mai abbracciato, come se non ricordaste le volte in cui ho cercato di esserci, per voi. di non lasciarvi soli. magari sbagliando, ma sempre con la sincerità di chi vi voleva bene. e pareva che voi apprezzaste. è così facile dimenticare, vero? voi che avete vite totalmente differenti, sconosciuti l’un l’altro, neppure immaginate quanto siate vicini nei vostri silenzi, o nelle vostre cattiverie, o nelle vostre indifferenze, o nel vostro noncurante egoismo fin troppo ovvio per chi raggiunge qualcosa che desiderava o per chi non ha saputo guardare oltre.

la rabbia, la delusione e il dolore sfumeranno, prima o poi, ma io non vi perdonerò mai. mai. perché la parola mai delle volte esiste, e questa ne è una prova.