Archive for 31 dicembre 2007

i dwell in possibility – un anno dopo

Un anno fa scrivevo della speranza riposta nel 2007 affinché fosse l’anno delle possibilità. Avevo preso in prestito una frase di Emily Dickinson: ‘I dwell in possibility’ e in questo concetto ci ho creduto intensamente.

Per una sciocca banalità non mi trovo in Irlanda, dove sarei dovuta rimanere per un anno intero. Invece, cerco di abituarmi al freddo di una città che, non so spiegare razionalmente perché, mi incuriosisce.

Cammino per le strade e quello che mi dico è: sento che mi piacerà. Mi ripeto anche che la vita sa essere imprevedibile oltre ogni aspettativa e non mi importa se suonerà come una banalità: è pura, cristallina verità.

Tutto quello che voglio e posso sperare – questa notte e non solo – e anche augurarmi, e augurare a chi vive con passione e caparbietà, è che molto, se non tutto, continui a stupire ed emozionare, nella maniera più dolce e sorprendente insieme. Anche tra le inevitabili lacrime e tristezze.

La differenza tra le persone risiede nel loro modo di credere e nell’intensità con cui vivono e si sbattono per quello che vogliono, ne sono sempre più convinta.

le rose blu

(perché la vita è niente senza quello che hai da vivere)

Roberto Vecchioni, Le rose blu

… penso alle cose che ho perduto, a quelle che ho voluto perdere, a quelle che tra una settimana perderò, a quelle che so di non voler perdere e a quelle che impazzirei se perdessi, me lo dico anche parlando ad alta voce da sola, che se ad esempio perdessi una certa cosa, adesso, io penso impazzirei, perché non vorrei mai accadesse, perché la desidero stretta a me, e non so cosa farei se non ci fosse più.

Penso alle colazioni con mia sorella, alla mia gatta che di notte salta sul letto svegliandomi, alle cene con i miei genitori e al senso di insofferenza che ho provato a lungo e ora provo tristezza pensando che quelle sere non ci saranno più e che forse mi mancheranno, e perché lo sento nelle ossa che io divento grande mentre loro invecchiano, e penso a lei che non c’era il giorno della mia laurea e che sarebbe stata la più felice in assoluto, e io invece non riuscirò ad andare davanti a una lapide prima di partire, non ce la farò, non ce la farò mai forse, perché di notte piango ancora solo al pensiero, e ancora mi sveglio all’improvviso per i sensi di colpa.

Penso a quello che mi lascerò per sempre alle spalle, penso che cambierà tutto per davvero questa volta, penso che forse mi innamorerò nella maniera più irresponsabile, folle e irrimediabile possibile e in fondo lo spero, penso che non potrò mai tornare indietro, penso che avrò un nuovo indirizzo di casa, penso che ci saranno nuove distanze, penso che non ci sarà più la mia gatta a farmi ridere dietro una tenda, penso che non potrò più ascoltare mia sorella sotto le coperte o scoppiare a ridere con lei per qualsiasi cosa né vederla scrivere la sua tesi.

Penso al mio avere un’amica eccezionale che mi ascolta sempre, l’unica con cui riesco a piangere anche per telefono, penso alle tante paure che ora ho e penso a quanto una canzone riesca a a farmi emozionare. Si intitola Le rose blu ed è disarmante, e penso che chi non capisce perché io adori Vecchioni non possa capire me.
Penso che quello a cui sto andando incontro l’ho desiderato con tutta la passione e la rabbia che avevo dentro, penso che vorrei cercare di non soffrire più sconsideratamente per un uomo, per nessun uomo (o almeno averne per un po’ l’illusione, o che almeno valga le mie lacrime), penso a tutto quello che ho vissuto finora e che in un certo senso percepirò sbriciolato, penso a tutte le parole che ho scritto in questi anni immaginando questo momento, penso a quando ero bambina e alle vigilie di Natale aspettando i regali, penso a quando dicevo a mia madre: “sono felice” e neppure sapevo perché.

Penso che per un istante io la vorrei assaporare di nuovo quella gioia così pura e totale e spensierata per vedere l’effetto che fa, ma so perfettamente che non tornerà mai più, e tutto quello che posso fare ora è cercare di vivere al meglio possibile, amando, soprattutto questo: amando ogni sensazione e ogni soffio di vento, anche con le lacrime agli occhi, ma continuando ad amare, senza paura e senza vergogna. Qualcosa di bello dovrà accadere, in questo voglio crederci fortemente, con un sorriso e gli occhi sgranati su tutto quello che sarà.

di regali e di parole

Io non lo so perché a Natale ci si debba obbligatoriamente fare i regali. Sarà una polemica sterile la mia, ma davvero non capisco perché ci si debba ricordare in questo frangente del regalino carino da fare magari andando l’ultimo giorno trafelati in cerca di non si sa bene cosa. E non mi si venisse a dire che è un’occasione, che è il pensiero che conta, che è un modo per dimostrare il proprio affetto. Io in tutto questo non ci credo neppure un po’, così come non credo nel buonismo natalizio (e anche in quello non natalizio, del resto), così come non credo che tutte le persone siano belle e buone, così come non credo che tutti celino dentro sé sincerità e coerenza. Credo nei regali come gesti spontanei e inattesi che lasciano stupiti, e ovviamente al di là del valore economico. Credo che possa accadere di avere voglia di regalare qualcosa in questa occasione, ma credo anche che non debba mai diventare un obbligo. Personalmente adoro fare e ricevere regali inaspettati.

 In quanti ricevono regali da persone che durante l’anno non considerano o di cui, peggio, non sopportano quasi la presenza? Perché è necessario fingere per una qualche cortesia un dono non sentito, frutto di una sorta di dovere? Perché non si prova a scardinare ogni schema precostituito? In fondo certe “regole di comportamento” sono state decise da uomini come noi, e allora perché non si potrebbe decidere di smetterla di seguire certe etichette, fregandosene delle definizioni, di quello che è “giusto” fare? C’è una canzone molto dolce che si intitola Brand new colony, che racchiude in sé questi versi che trovo splendidi:

I want to take you far from the cynics in this town
And kiss you on the mouth
We’ll cut out bodies free from the theaters of this scene,
Start a brand new colony
Where everything will change,
We’ll give ourselves new names (identities erased)
The sun will hear the grounds
Under our bare feet in this brand new colony
Everything will change

(e io aggiungerei, occhi negli occhi: “è una promessa”, perché sono un’insopportabile sentimentale, sempre)

E sono anche stanca delle parole. Cosa sosteneva Nanni Moretti in Palombella rossa, totalmente infervorato? “Le parole sono importanti!” Prendo in prestito la sua enfasi per rimarcare questo concetto. Quante parole sprecate, abusate, prostituite! Con quanta facilità, leggerezza e noncuranza si parla di sentimenti, di emozioni, di sogni! Mi pare che ogni cosa manchi di valore, o meglio: si vive in un disvalore dilagante e putrido e, cosa peggiore, si è perfettamente a proprio agio in questa immensa pozzanghera di fango.

(così poi è difficile capire chi non mente o non vuole prenderti in giro perché ti sembra impossibile che esistano ancora persone vere)

(e io adoro le persone disarmanti)

Cosa si dovrebbe pensare di chi si definisce tua amica ed è assolutamente assente in un momento importante e delicato della tua vita? E cosa dovrei pensare di chi a parole ha detto di volermi bene e di esserci per me e invece è naufragata nell’egoismo più bieco, quello che non crederesti possibile, quello che continui a non comprendere? Cosa dovrei pensare di chi ho ascoltato per ore ricevendo in cambio solo disinteresse? Cosa dovrei pensare di chi non ha avuto il tempo di incontrarmi, o salutarmi, o ascoltare i miei batticuori? Cosa dovrei pensare di chi mi ha visto crescere e mi ha voltato le spalle quando ha raggiunto quello che desiderava e io non le servivo più? Cosa dovrei pensare di chi mi ha proposto un viaggio poche ore dopo avermi conosciuto, per poi sparire completamente? Cosa dovrei pensare di chi si considera tua amica e non ha assolutamente compreso la fottuta importanza racchiusa per me in un luogo, un gesto, una persona?

 Perché si è egoisti a tal punto da non comprendere una verità talmente elementare da essere imbarazzante, vale a dire che ogni parola detta è fonte di sensazioni più o meno intense nel nostro interlocutore? Lo si pensa mai, prima di aprire la bocca e di proferire frasi più o meno plateali e più o meno cinematografiche?

Io quest’anno non farò nessun regalo, davvero nessuno, e molte persone faranno bene a non azzardarsi a farmi neppure i tanto cari auguri di Natale o, ancora peggio!, di buon anno perché avranno di risposta un bel vaffanculo, e per nulla cordiale. 

(per la cronaca, sono elettrizzata e sospesa e sorridente e incerta. sono solo sempre più insofferente nei confronti delle persone superficiali, di chi crede che i rapporti non debbano essere coltivati costantemente, di chi parla con leggerezza, di chi ha dato per scontato la mia amicizia e la mia presenza, di chi mi ha riempito di belle parole, di chi semplicemente non c’era, perché io non dimentico e non voglio dimenticare, perché l’affetto non solo va conquistato ma anche mantenuto e non occorre sbandierarlo per renderlo più vero, semmai è l’esatto contrario. e io ho troppo rispetto dell’amore e dell’amicizia per considerare briciole e ritagli di tempo alla stregua di rapporti umani)

ancora in piedi

Sopravvissuti alle nostre domande
che son grosse, son tante
e spesso ridicole
[…]
 Sopravvissuti ai nostri pensieri
a consigli, sbadigli, falsi sensi unici
Sopravvissuti alle voci gridate
come ai troppi silenzi, come ai mormorii

LigabueAncora in piedi 

… ed è una sensazione strana ripensare a qualcosa scritto ormai più di due anni fa, qualcosa che aveva a che fare con il sangue dell’indignazione e con la rabbia che ribolliva mentre scrivevo che le cose sarebbero cambiate, che si trattava di una promessa fatta a me stessa e che avrei mantenuto ad ogni costo. E ora penso a tutte le persone che mi dicevano che non si vive di sogni perché hanno sempre creduto che per te parlare di sogni significasse parlare di chimere, e invece i sogni sono concreti, i sogni sono mete, progetti, ambizioni. I sogni sono sudore e fatica e coraggio e sacrificio e umiltà. E stasera ti sei trovata per caso in uno di quei locali dove ti sei sempre rifiutata di entrare, eri lì con una tua amica, eppure tutto ti era indifferente. Guardavi le ragazzine vestite di tutto punto, sicuramente più piccole di te e che pure sembravano molto più grandi, così perfette come non ti riuscirà mai di essere, e tra quella musica alta e l’ambiente che si respirava non era fastidio quello che provavi, neppure senso di insofferenza: era distacco. Un distacco estremo da questo posto dove per due fiocchi di neve i forni sono presi d’assalto, dove ci si indebita per un vestito firmato e dove se vai in giro assieme a due ragazzi sei una troia, anche se hai solo quindici anni e semplicemente parli con due tuoi amici vicino la sede scout, e magari accade che la mamma di una tua amica le faccia notare che valentina era da sola con due ragazzi, mon dieu!, e poi nel posto dove hai vissuto per venticinque anni due ragazze che sono sempre insieme sono senz’altro lesbiche, mi pare chiaro, e se a venticinque anni non hai un ragazzo con cui progettare un matrimonio allora inizia a preoccuparti, e poi chi organizza un ricevimento nunziale deve essere attento soprattutto alle bomboniere e ai dolci perché altrimenti la gente cosa dirà?, e poi va bene avere un fidanzato che trascorre le giornate al bar a guardare le auto passare e a spettegolare, condividere il locale dove giocare alla birra e far parte di una comitiva dove tutti si tagliano a vicenda però siamo in tanti e il sabato sera si va a ballare tutti insieme e ci si diverte, e poi ma perché non esci con quel ragazzo così carino?, che se poi non sa parlare in italiano va bè non importa, mica si può avere tutto!, e poi tu parli difficile (?), e poi vuoi troppo, e poi cos’è che cerchi?, e poi sei tu che non ti accontenti, e poi hai sempre sbagliato tu con le persone, e poi non ti va bene nessuno, e poi ma perché non esci?, e poi sei strana, asociale, acida, distaccata, cinica, estremista, intransigente, intollerante, taciturna, arrogante, presuntosa. e poi com’è che non sei mai riuscita a trovarti bene?, è un problema solo tuo, è colpa tua, e poi, dulcis in fundo, quello che cerchi non esiste.

Poi penso a un’espressione incredibile del mio volto che sentivo anche se non vedevo; penso a una telefonata in tram e alle cose assurde che ho detto e alle risate della mia interlocutrice; penso ai sorrisi e alle lacrime degli ultimi giorni, ché ho pianto nei posti più improbabili, mi rendo conto, ma sono stata anche attraversata da felicità eterea e sottile, e allora credo di aver cercato sempre di rispettare quella promessa accennata all’inizio di questo lungo post. Ho cercato di mantenerla con il rosso della rabbia e dell’indignazione che mi hanno attraversato per anni senza che mai, MAI, cedessi – accontentandomi di palliativi – al desiderio immenso che nutrivo di trascorrere delle serate divertenti e di avere una persona accanto che mi abbracciasse forte, perché non ho mai rinunciato a quello che volevo e pretendevo, e spero di non accontentarmi mai della tiepiedità, e non importa quanto freddo e quanta solitudine e quante lacrime e quanto magone e senso di vuoto e di voragine io abbia provato, non ne parlerò mai con nessuno credo, ho ingoiato tutto in silenzio e ho resistito anche quando credevo di non farcela più, sono sopravvissuta a tutta questa merda e ora la mia vita voglio sceglierla io e non importa quanto difficile e solitaria possa rivelarsi e quanto tempo occorra prima di raggiungere quello che so di volere: sarà comunque una vita mia.

E voglio scegliere i miei sogni che, per inciso, sono reali e si sporcheranno ogni giorno con le delusioni e le sconfitte, ma esistono, ci sono, e sapranno brillare perché io imparerò a vederne il fulgore silenzioso e forse discreto, ma non per questo meno emozionante.

Io adesso in tutto quello che ho sempre difeso e per cui ho lottato voglio crederci ancora di più.

della realtà che supera la fantasia

Ho sempre pensato, e detto, che il giorno dopo la mia laurea sarei partita. Ma che sarei partita una manciata di ore dopo la proclamazione era un pensiero troppo audace perfino per la mia fantasia gitana e senza radici.

A volte, però, la fantasia e l’immaginazione superano la realtà; le cose desiderate possono mostrarsi più consapevoli e vere di quelle in apparenza più concrete. Non bisogna smettere di credere nello stupore. Il regno delle possibilità è dolce ed etereo e il deus ex machina esiste. Esiste davvero, lo giuro.

ci sono lettere che non arrivano,
baci che restano immaginari,
ci sono treni che si stanno chiedendo
quando finiscono i binari.
e ci sono poeti che chiedono a Dio
un altro giorno per dire qualcosa
e i giardinieri sdraiati di notte
col naso sul gambo di una rosa,
ci sono bambini che aspettano
quando verranno per spegnere la luce,
e uomini che hanno sfidato il tempo
perché qualcuno fosse felice.
 

Vecchioni, Tu quanto tempo hai?

delle lettere (senza destinatario)

L’amore ha metodi propri, una propria logica nelle mosse,
stabilita senza di me e senza di noi.

Sklovskij, Zoo o lettere non d’amore

 

(… e se tu ci fossi da qualche parte, se tu esistessi, se io non fossi solo una bambina sciocca, se mai un giorno mi capiterà di pronunciare quella frase che sento in qualche film come Pane e tulipani, qualcosa di simile a: “io ti ho aspettato da sempre, sapevo che c’eri ma non sapevo dove”, io piangerei senza ritegno, e sarebbe il pianto più bello della mia vita e il più desiderato)

non ti peserebbero i miei silenzi e io capirei i tuoi, mi abbracceresti spesso senza parlare, solo guardandomi negli occhi. capiresti il mio bisogno di solitudine, di stare semplicemente da me, curando i miei spazi personali, e per questo non ti sembrerei strana.
per il mio modo di esprimermi e di parlare e per le espressioni del mio viso ti sembrerei buffa, questo sì, e me lo diresti con dolcezza, e io ti amerei un po’ di più per questo. ti amerei anche per i tuoi difetti, perché ho sempre pensato che ci sono tante idee sull’amore, ognuna va rispettata, la mia è quella di amare qualcuno per i difetti, per le cose che proprio non riusciremmo a farci piacere se non fossero della persona amata, quelle cose insopportabili che a un certo punto invece quasi iniziamo ad amare, e per questo ci sentiamo idioti, ma si potrebbe forse parlare di incoerenza? non è forse che, semplicemente, amare qualcuno vuol dire amare quello che mai avremmo pensato potesse darci un tuffo al cuore e che ci travolge interamente, in maniera disordinata, irreversibile e totale? amerei i tuoi difetti di cui tu saresti cosciente, certo, e che cercheresti di migliorare, di smussare, senza l’arroganza e la presunzione che invece ti renderebbero odioso ai miei occhi. sarebbe un migliorarsi per l’altro, insieme all’altro, prendendosi cura reciprocamente dei propri difetti.

e poi mi accompagneresti alle mostre d’arte anche se non ti piacessero e ameremmo il mare d’inverno e faremmo camminate per i viottoli di montagna e avremmo le mani rosse per le more appena mangiate e desidereresti vedere i film che a me fanno emozionare, anche se poi qualche volta ti addormenteresti nel mentre (e io ti perdonerei tra tanti baci).
non vorresti mai trascorrere i week end nei centri commerciali e rideremmo insieme di quelle ragazze che ricercano o incarnano la perfezione estetica: trucco perfetto, capelli perfetti, viso perfetto, fisico perfetto. mi diresti che ha ragione Proust, le donne così bisogna lasciarle agli uomini senza fantasia, e io leggerei la totale sincerità di questa convinzione nei tuoi occhi, e mi sentirei totalmente a mio agio nella mia magrezza e nelle mie forme morbide e nel mio essere senza trucco e senza tacchi alti e senza una totale sicurezza in ogni gesto. troveresti della femminilità nelle gonne corte che tanto mi piacciono così come in una banale tuta e saremmo irrimediabilmente attratti dal nostro modo di pensare, di intenderci e di comunicare, senza correre mai il rischio di annoiarci. parleremmo di libri, di canzoni, di cose impossibili, di sogni, di amicizie, di cose divertenti e impudiche, di sensazioni strane, di segreti inconfessabili, di paure e di melanconie.

canteresti per me anche se tu fossi stonato più di me (anche perché trovare qualcuno più stonato della sottoscritta è pressoché impossibile), mi racconteresti delle favole e io ti leggerei delle pagine che troveresti bellissime accarezzandoti i capelli e il viso fino a farti addormentare, e quasi tremerei dopo ogni tuo bacio, e mi sembrerebbe di averti conosciuto sempre troppo tardi. 

ti scriverei di nascosto dei bigliettini che leggeresti trovandoti da solo. bigliettini che fanno ridere; bigliettini che leggendo ti farebbero venir voglia di lasciare tutto e di correre da me per spogliarmi; bigliettini che ti farebbero avere gli occhi lucidi per l’emozione; bigliettini che ti farebbero sentire speciale come hai sempre sognato senza che mai accadesse davvero.

organizzeremmo viaggi immaginari e reali e ogni volta che litigheremmo non sarebbe una lacerazione ma piuttosto un conoscersi più a fondo, un sentirsi più vicini e veri. penso che ci voglia tanto coraggio e tanta pazienza per stare con qualcuno, e anche entusiasmo e umiltà ed empatia, e insieme scopriremmo di possedere dei luoghi nascosti dentro noi che mai avremmo scoperto potessero esistere, se non ci fossimo conosciuti e amati, e quello forse sarebbe il segreto di tutto, la cosa davvero unica ed esclusiva che non capiterebbe mai più con nessun altro, anche quando ci saremo lasciati.