Archive for 30 aprile 2007

nature is a language – can’t you read?

Per un istante, uno solo, vorrei essere la stessa ragazza che lo scorso primo Maggio ha vissuto a Roma una delle giornate più belle che lei ricordi.  Vorrei credere ancora in tutto quello e vorrei mi bastasse. Invece temo non sarebbe più lo stesso, e temo che abbia a che fare con il crescere un altro po’, con il guardare in faccia la realtà (?) un altro po’.

E’ una guerra continua. Una guerra continua far uscire quella che sei senza farti schiacciare dai luoghi comuni e dai perversi meccanismi provinciali. Una guerra continua non recedere di un solo passo dal tuo modo di vivere, ingoiando lacrime e terra bruciata. Una guerra continua esprimere te stessa come solo ti riesce: con le parole, con la spontaneità che talvolta barcolla ma che poi ritrovi sempre, con una semplicità complicata e lineare assieme. Una guerra continua guardarti negli occhi e sapere che non può essere tutto lì. Una guerra continua sfidarti fin dove riesci e oltre. Una guerra continua le emicranie, una guerra continua le parole stampate sui libri che sfuggono agli occhi (o meglio: tu sfuggi a loro), una guerra continua accettare le delusioni, una guerra continua affrontare le proprie debolezze, una guerra continua ammettere le emozioni più difficili.

Vorrei potesse esistere un happy ending, almeno mentre sul mio balcone abbronzo le gambe sotto un sole quasi estivo e mi perdo tra le note di Friday I’m in love e Ask me (qui il video della canzone), distratta e lunatica e sorridente, senza neppure saper spiegare il perché. 

Shyness is nice and
Shyness can stop you
From doing all the things in life
You’d like to

Shyness is nice and
Shyness can stop you
From doing all the things in life
You’d like to

So, if there’s something you’d like to try
If there’s something you’d like to try
Ask me I won’t say no, how could I?

Coyness is nice, and
Coyness can stop you
From saying all the things in
Life you’d like to

So, if there’s something you’d like to try
If there’s something you’d like to try
Ask me I won’t say no, how could I?

Spending warm Summer days indoors
Writing frightening verse
To a BUCKTOOTHED girl in Luxembourg

Ask me, ask me, ask me
Ask me, ask me, ask me

Because if it’s not Love
Then it’s the bomb, the bomb, the bomb,
the bomb, the bomb, the bomb, the bomb
That will bring us together

Nature is a language – can’t you read ?
Nature is a language – can’t you read ?

So ask me, ask me, ask me,
Ask me, ask me, ask me

Because if it’s not Love
Then it’s the bomb, the bomb, the bomb,
the bomb, the bomb, the bomb, the bomb
That will bring us together

If it’s not Love
Then it’s the bomb
Then it’s the bomb
That will bring us together

So ask me, ask me, ask me,
Ask me, ask me, ask me

The Smiths, Ask me

della nostalgia

Invidio la leggerezza di chi è innamorato. Il loro credere che tutto sia possibile. L’illusione dei loro ‘per sempre’. Il non avere paura delle paure. Il sentirsi – insieme – invincibili. Invidio l’esclusività e la reciprocità con le quali, soffici, sanno rivestirsi. Invidio i loro sospiri e invidio il loro sentirsi in un mondo parallelo.
Invidio i dettagli e le intuizioni con cui ricoprono il loro amore; invidio le coincidenze che sembrano segni del destino e invidio il poter ascoltare qualcuno che, notte dopo notte, disvela a te stessa quello che di te non immaginavi e sa raccontarti la tua anima; sa ascoltare e capire e amarti così, senza voler cambiare neppure di una virgola quello che vede e sente. Invidio il loro non conoscere la nostalgia per quello che non si è mai vissuto.
Invidio senza rabbia né astio, s’intende; il mio è senso di mancanza, vertigine scura, melanconia avvolgente. Notte senza stelle, mozzicone di sigaretta, bacio ricevuto distrattamente, abbraccio non ricambiato, tenerezza abortita.

“e la fortuna di un amore
come lo so che può cambiare
dopo si dice l’ho fatto per fare
ma era per non morire”
Fossati, La costruzione di un amore

dell’intertestualità

A volte la mia vita mi pare alla stregua di un romanzo dai molteplici collegamenti intertestuali che non riesco a cogliere. Calvino? Borges? Grossman? Kundera? Fintanto Dostoevskij o Tondelli? Sono semplicemente pazza?

Desidererei annegare nella poesia; riuscire a non smettere di intrecciare sogni e capelli; salire su un treno; poter raccontare il profumo che percepisco nell’aria verso il tramonto, quando salgo sul terrazzo di casa e per qualche istante è come se per me ci fossero solo il cielo, le sue nuvole, la delicatezza che sento e che non condivido con nessuno. 

Poeti si nasce o si diventa?
“Si nasce. Un poeta è più passionale, ha un erotismo superiore e una maggiore sensibilità. La poesia non è solo un dono, ma un grande sforzo di volontà e non deve essere scambiato per una donazione agli altri… E’ un modo di essere. […] Sono selvatica, è vero, ma anche timida, non ho mai detto a un uomo: “Ti amo”. Però ho imparato a scriverlo. […] La società è fatta per gli uomini. La donna che pensa, la donna intellettuale è scomoda, dà fastidio e gli uomini non vogliono avere troppi problemi.”
Alda Merini, 6 Agosto 2006

parler sans avoir rien à dire

Mi sta dritta sulle palpebre
E i suoi capelli sono nei miei,
Di queste mie mani ha la forma,
Di questi miei occhi ha il colore,
dentro l’ombra mia s’affonda
Come un sasso in cielo.

Tiene gli occhi sempre aperti
Né mi lascia mai dormire.
I suoi sogni in piena luce
Fanno evaporare i soli,
E io rido, piango e rido
Parlo e non so che dire.

Paul Éluard, L’amoureuse

odi et amo

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. 
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
Catullo

Odio le canzoni che mi fanno piangere (perché non riesco ad amarle abbastanza, forse), odio gli amori schifosamente “giusti” e istituzionali, odio “quello che conviene” perché io non riesco mai a vivere se non agli antipodi di questo principio, odio sognare Londra e non poterci tornare nell’immediato, odio sentirmi mediocre e inconcludente, odio chi vive di certezze, odio chi sa sempre cosa fare, odio avere paura per quello che sarà e non poterne parlare, odio la mia ipocondria e le mie ansie e le mie paranoie, odio chi non sa darsi una nuova possibilità, odio chi vive entro certi limiti precostituiti (e ricordo la persona a cui dicevo che questi andavano sempre superati e sorrido di un sorriso un po’ amaro), odio chi non conosce il senso di inquietudine e di insoddisfazione che dipingono e incidono la propria pelle in maniera indelebile, odio la mancanza di passioni e di un fuoco che arde e gela assieme dentro te, odio vivere senza intensità, odio sentirmi impotente.

Odio Cicerone e il suo modo di scrivere (e nessuno provi a contraddirmi almeno prima di aver tradotto qualche sua orazione), odio sentirmi sempre allo stesso punto, odio la nebulosa che è il mio futuro, odio non riuscire a capire, odio non poter essere totalmente spontanea, odio svegliarmi di notte e sentire una tristezza opprimente che non posso condividere, odio chi si prende troppo sul serio, odio l’immagine della “bellezza” legata alla perfezione estetica, odio i preconcetti, odio le distanze fisiche, odio chi non sa lasciarsi andare alle proprie emozioni, odio chi vive aspettando, odio accorgermi di essermi sbagliata su qualcuno, odio l’opportunismo di chi ti usa finché non raggiunge di meglio, odio l’Italia (che amarla va da sé), odio rivivere il passato che mi ha già fatto sufficientemente male, odio ricordare come ero durante l’adolescenza, odio la mia misantropia (ma non ne potrei fare a meno e sarebbe bello conoscere qualcuno che questo lo capisse), odio sentirmi dire che la ruota gira, odio chi si ferma all’apparenza di quello che dico e mostro di essere.

Odio non riuscire ad emozionare chi vorrei, odio non saper cantare, odio chi non crede nelle empatie e nella telepatia, odio la sensazione di perdere tempo, odio non riuscire a concretizzare i miei slanci, odio chi non capisce quando voglio essere lasciata sola e chi non comprende i miei bisogni di solitudine, odio chi si disinteressa della mia vita ma professa amicizia (probabilmente a ore), odio chi non capisce che quello che di più puro, fragile e delicato possa esistere – certi sentimenti – è quanto vale la pena vivere, sempre, perché è quello che poi, andando in fondo per davvero, ci appartiene.

lei non ha le ossa di vetro

“Eccomi. Mia piccola Ameliè, lei non ha le ossa di vetro. Lei può scontrarsi con la vita. Se lei si lascia scappare quest’occasione, con il tempo sarà il suo cuore che diventerà secco e fragile come il mio scheletro. Perciò si lanci, accidenti a lei.”
Il fantastico mondo di Ameliè

(Questo film arriva lì dove neppure la cioccolata riesce.)

del poco e del niente

(giuro che io salverò la delicatezza mia
la delicatezza del poco e del niente)

Quando mi dicono che i tratti del mio viso sono così dolci che sembro una bambina, quando trattengo le lacrime dopo un’aspra discussione in cui hanno vinto solo le urla e l’incomprensione, quando ricevo un messaggio dalla Spagna di chi mi dedica le splendide vedute che ha di fronte, quando mi manca da impazzire un divano sardo e le nostre parole notturne e tutte le sigarette che ora non fumerei più, quando guardo i ciliegi in fiore e riesco a pensare solo a questa frase di Neruda: “quiero hacer contigo / lo que la primavera hace con los cerezos” e non riesco a non ripetermela all’infinito come una ninnananna solitaria e un po’ triste.

Quando ho voglia di rileggere i monologhi di Medea scritti da Apollonio Rodio, quando mi rendo conto che sono trascorsi esattamente quattro anni e che quella dolce ingenuità mi manca terribilmente, quando mi sveglio nel mezzo della notte e sento una mancanza pungente che mi impedisce di riaddormentarmi subito, quando vorrei che qualcuno cercasse di capire le mie contraddizioni e i miei grovigli interiori, quando non riesco a vivere le emozioni se non in maniera completamente totalizzante, quando mi sento ripetere che non crescerò mai, quando mi basterebbe un abbraccio e il profumo della notte ad avvolgerci, quando penso che Janis Joplin un po’ mi aiuta a salvarmi, soprattutto quando canta Little girl blue.

Quando mi dicono che sono bella e io non ci credo, quando io mi sento bella (ma in un’altra accezione) e mi pare che nessuno la scorga, questa bellezza; quando sento sfumare ogni illusione, quando per una volta vorrei essere speciale in maniera fottutamente esclusiva.

del preferire le vertigini

(Awake again I can’t pretend and I know I’m alone)

Ci sono persone che preferiscono annientarsi e lacerarsi piuttosto che vivere nel limbo di una tiepiedità che è paura di osare, paura di mettersi in gioco, paura di perdere qualcosa che dona loro una sbiadita parvenza di tranquillità. Paura di scoprire quello che, rimanendo nell’esatto punto in cui si trovano, non conoscerebbero mai. Paura di rendersi conto che la loro vita, fino ad allora, era stata solo un guazzabuglio indistinto di colori morti.

Ci sono persone che ignorano la strada che stanno percorrendo: a muoverli è solo l’istinto, una voce gitana e una manciata di sensazioni indistinte di cui si fidano, consci dei pericoli che ne minano la base, meravigliosi nel loro sentirsene superiori.

Ci sono persone che, consapevoli di ogni rischio, preferiscono (continuare a) perdere e sentire ancora sulla propria pelle brividi, vertigini e strette allo stomaco piuttosto che rimanere lì a guardare la vita. Guardarsela passare fotogramma dopo fotogramma, raccontandosi che sono felici così, che è meglio così.

Ascoltavo Late for the sky, oggi pomeriggio. Io nella felicità voglio provare a crederci sempre.

How long have I been sleeping
How long have I been drifting
alone through the night
How long have I been dreaming
I could make it right
Jackson Browne,
Late for the sky

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